Ho lavorato dal 1972 al 2013 in “Avvenire”. Dal novembre di quell’anno sono in pensione. Potrei raccontare più di un angolo di Milano. Anzi diversi angoli: sociali, politici, professionali. Dal 1985 sono iscritto all’Ordine dei giornalisti, elenco pubblicisti. Laureato in Storia della filosofia moderna e contemporanea nel 1982, dal 1977 sono nella redazione della più importante rivista di filosofia italiana dell’epoca “aut aut” – sì, si può dire epoca, o addirittura “eone”. Dal 2000, dopo aver visto andare in fumo 150 milioni di lire per il fallimento, pilotato, dell’impresa a cui avevo anticipato i soldi per l’acquisto di una nuova abitazione, mi sono mosso, insieme a pochi altri avventurosi, all’introduzione nella normativa civile di tutele per gli acquirenti di immobili in costruzione che otteniamo a vantaggio dei cittadini tutti nel 2004. “Lavoro” documentato dal blog: https://assocondconafi.blog.
Dal 2000 lavoro per Edizioni Medusa [https://www.medusa-mcedizioni.com] con il fondatore e deus ex machina Maurizio Cecchetti. Con cui pubblico i miei libri, tra cui Case di carte. Un imbroglio all’italiana che documenta il lavoro per la legge di tutela.
Fino a questi giorni, in cui quasi del tutto casualmente, colpevolmente distratto, sono venuto in possesso dello sciagurato accordo che vuole liquidare il Fondo Casella per i lavoratori dei Quotidiani, prima che gli stessi passino a miglior vita, perché effettivamente quella che stanno conducendo da qualche decennio non può certo definirsi tale.
Da qui l’idea, malsana per le mie carotidi, già sottoposte a notevoli flussi sanguigni, di usare questo nuovo e ulteriore spazio per dar voce al ribrezzo e all’indignazione per quello che sta accadendo a un istituto che una saggezza d’altri tempi, ma non per questo meno intelligente, aveva fornito ai lavoratori fin dal 1958 e che l’insipienza di vari, troppi soggetti, ha dissipato e portato alla rovina.
Nelle circostanze, la vicenda, ancora in itinere, sta scrivendosi, se qualcuno non mette termine quanto prima a questo insano esercizio, con quelli che il Gran Lombardo Carlo Emilio Gadda chiamava
i diletti strumenti: il balbettio della reticenza e la franca sintassi della menzogna. Ciò che le fa comodo non riferisce, tace o sottace… e quel che meno ancora le garba… ecco che annota e registra e manda a stampa il contrario.
Questo blog vuole documentare lo scempio e se possibile evitare che si compia del tutto.

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