Scorrendo l’atto costitutivo del Fondo non ho tralasciato di leggere i nomi. I nomi propri sono messaggi che ci vengono da lontano, che in qualche modo ci interpellano. Nel caso ci ricordano che gli atti, le azioni, le scelte, anche quelle che diventano norme, che statuiscono un diritto o un riconoscimento, appartengono alla volontà di persone, di uomini e donne che in quella circostanza hanno pensato al futuro di altri simili a loro che non avrebbero conosciuto e dai quali, forse, non avrebbero ricevuto che un’attenzione distratta e, purtroppo, come sta accadendo, opposta e distruttiva.
Tra i nomi cito quello di Luigi De Fabiani, spentosi a 91 anni nel giugno del 2019. Era nel Collegio dei Revisori stabilito il 3 aprile del 1958. Era del sindacato cislino, e dal primo numero di “Avvenire” nel 1968, prima come diffusore, poi come cronista per poi diventare vicedirettore fino alla pensione, dimostrò sempre interesse e sostegno a quella creatura che oggi qualcuno vuole chiudere senza, credo, nemmeno aver dato un’occhiata a chi e per cosa era stata messa al mondo.


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