Sulla base della mia esperienza – che trovate documentata nel mio profilo qui di fianco – almeno in questa fase – ben poco si ottiene dall’esposizione mediatica. Per almeno due motivi:
1- Le trasmissioni spesso citate come fonte di visibilità in genere non favoriscono nessuna vera soluzione ai problemi che fanno finta di sollevare solo a vantaggio della propria audience, vale a dire per il proprio stipendio e il profitto del proprietario, sia esso privato o pubblico. Tutte queste trasmissioni, più o meno dalla parte della ggente, non hanno mai risolto alcun problema strutturale o legato alla conservazione o introduzione di diritti reali, soprattutto di tipo economico; né hanno mai introdotto norme legislative. Ma non mi dilungo, penso che risulti chiaro.
2- A rifletterci bene, almeno in questa fase – poi magari le cose cambiano e ci troveremo nella necessità di rendere la nostra situazione visibile all’opinione pubblica – i soggetti che determinano le sorti del Fondo hanno mano libera solo perché non hanno alcun vero competitor nella rappresentanza degli interessi. Usando una parola che per tanti motivi non mi piace, gli stakeholder sono rappresentati dai sindacati e dagli imprenditori. Gli stakeholder sono i portatori di interessi. Se non si indebolisce questo monopolio non si può proporre una soluzione condivisa e soddisfacente per i nostri interessi, che sono il riconoscimento per tutti coloro che hanno avuto lo stipendio diminuito obbligatoriamente dal pagamento dei contributi previdenziali, di quanto dovuto calcolato con i criteri previdenziali stabiliti dall’atto costitutivo del Fondo. Questo nodo è il nodo fondamentale della questione.
Il decisore politico – che però sulla previdenza ha forti limitazioni dovute a una serie di parametri imposti dall’esterno del sistema previdenziale – per convenienza, abitudine, opportunismo e per la lotta politica nella quale è immersa ogni decisione, aspetta solo che siano proprio gli stakeholder a definire il quadro entro cui il sistema decisionale farà le proprie scelte. Diciamo sta alla finestra e osserva lo scannarsi tra sindacati, editori e lavoratori, a loro volta poco propensi a leggere nella propria situazione l’esito fatale di comportamenti, scelte e politiche rivelatesi alla fin fine deleterie per i propri interessi.
Potrebbe sembrare un discorso astratto, ma non lo è. E sapete da dove lo si evince? Dal comportamento della magistratura, dai dispositivi di sentenza che hanno affossato i ricorsi a suo tempo fatti dai lavoratori senza però avere alle spalle un soggetto pur debolmente formalizzato ma altro dalla rappresentanza sindacale. Altrimenti non si spiegherebbe l’errore madornale di considerare il Fondo volontario e non obbligatorio, considerazione che avrebbe rimesso in discussione la gestione pluridecennale del fondo con tutto il contorno facilmente immaginabile.
Riassumendo: il sistema politico, la cui risorsa scarsa è il consenso, lo chiede preventivamente alle parti sociali; le parti sociali la cui risorsa scarsa è la legittimità della loro azione la impone ai suoi rappresentati; il sistema giuridico aspetta che la soluzione del problema gli sia prospettata dalla composizione del conflitto tra parti sociali e sistema politico; il sistema mediatico, di cui noi facciamo pienamente parte, del tutto sottomesso agli uni e agli altri, non eserciterà alcuna indipendenza di giudizio avendo trovato soluzione al problema previdenziale ben prima di noi e nei modi che noi tutti conosciamo.
Vi siete mai chiesti perché? Perché il sistema politico, quello produttivo sindacale e quello normativo-giuridico hanno molto più bisogno per la loro sopravvivenza dei giornalisti che non dei lavoratori. Quindi prima di finire nel tritacarne mediatico dobbiamo pensarci molto ma molto accuratamente.

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