Riflessione personale

Sto constatando, ahimè, quanto sia differente ottenere una legge di tutela – nello specifico le norme di tutela degli acquirenti di immobili in costruzione dlgs 122/2005 – e, invece, mantenersela. È il nostro caso. Perché la previdenza è una sorta di tutela dagli effetti della cessazione dell’attività lavorativa. Pagata, e come se pagata, dall’interessato, in anni e anni di lavoro.

Nell’affrontare il primo obiettivo mi sono scontrato con gli interessi dei costruttori. Avidi, speculatori, insopportabilmente avidi, insopportabilmente speculatori eppure… eppure… interessi componibili con quelli degli acquirenti senza i quali la loro avidità risulterebbe un vuoto agitarsi.

La nostra controparte, sindacati ed editori, no. Non si capisce in cosa consista il loro reale interesse. Cancellare e liquidare il Fondo dopo decenni di mala gestione, caratterizzata da incapacità, trascuratezze, deficit cognitivi di ogni tipo – davvero non hanno mai compreso gli effetti della digitalizzazione, dopo centinaia di convegni sindacali, datoriali; dopo anni e anni di crollo di tirature e vendite? –, hanno solo chiesto soldi allo Stato, soldi e ancora soldi per finanziare la pozzanghera in cui sono caduti, attraverso pre-pensionamenti continui, richiesti a ogni release dei programmi di impaginazione come se fosse cambiato il mondo, pretestuosi come ogni assistenzialismo sotto mentite spoglie.

Ecco perché credo che comporre qui il dissidio, radicale, tra diritti sostanziati dal versamento di parte della nostra giusta mercede e coloro che hanno gestito male e senza la cura necessaria soldi che non erano i loro, sarà impossibile senza la sconfitta di chi è venuto meno al suo compito e missione.



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