Sono convinto che la firma dell’accordo del 2 dicembre 2024 tra sigle sindacali – mai parola ha indicato così chiaramente cosa sono gli attuali sindacati di settore: sigle, meri acronimi – abbia tracciato una linea di non ritorno. Ci sarà un prima di quell’accordo e un dopo.
Il dopo, che più ci interessa, è già qui e si chiama: perdita di ogni legittimità sindacale a rappresentare gli interessi dei lavoratori, attivi o pensionati che siano.
Credo non ci siano esempi – e se ce ne sono abbiate la cortesia di segnalarmelo – di un sindacato di lavoratori che di sua sponte e senza aver discusso e presentato alla platea dei suoi rappresentati una simile proposta, abbia cancellato con un tratto di penna un istituto previdenziale da lui stesso istituito insieme ai datori di lavoro nel lontano 1958!
Avevo tre anni! E c’era già chi pensava alla mia vecchiaia! Pensate un po’? Una vecchiaia più solvibile, meno affannosa, serena… come amano presentare al pubblico le assicurazioni, le banche, i nuovi fondi pensionistici, veri e proprio prodotti finanziari “moderni”, da pochi clic…
Ebbene, i mentori di questo mondo da mulino bianco prima della piena – questo sono diventati oggi i sindacati, mentori di un mondo che non governano, in cui non contano nulla, nel quale nessuno chiederà loro un parere in rebus, tanto non saprebbero darglielo –, si fermano di fronte a difficoltà che con ben altra accortezza e, sono certo, con ben altra convenienza “politica”, sono state risolte in poco tempo.
Penso ai nostri vicini di casa giornalisti che nel giro di qualche anno hanno visto salvato l’INPGI 1, transitato armi e bagagli e qualche valigia sfondata, in INPS e continuato ad alimentare il residuo fondo integrativo senza muovere un plissé, che come molti sanno è quel tessuto che si presenta come il mantice a soffietto di una fisarmonica!
Ma i nostri sindacati la fisarmonica non hanno mai imparato a suonarla… dalla bocciofila alla balera di una volta ora vanno solo a pescar rane negli stagni.

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