Emu za detu o degli inaffidabili

È un modo di dire. I genovesi si rivolsero così al Barbarossa, fa qualche secolo… dimostrando di non voler elargire ulteriori soldi. Abbiamo già dato, dissero. Oggi viene usato, a volte, per ridere.
Nel nostro caso dovrebbe essere lo slogan del Coordinamento.
Stanotte non ho fatto né sogni né incubi, mi sono solo svegliato col mal di testa e la preoccupazione di Jonny Stecchino: è tutto un magna magna.

Bene. Siamo accusati dai nostri inaffidabili fondatori di essere poco adesi alla realtà quindi stamattina ho deciso di fare un bel bagno di realtà. Proviamo ad immaginare, in un percorso che sarà soprattutto politico, quali sono i dati di realtà. Anche perché non avendo più un sindacato che difende gli interessi dei lavoratori e dei pensionati, siamo costretti a sostituirci a loro con quelle che loro chiamavano “piattaforme”. Piuttosto, una sorta di linea rossa sotto la quale non dovremmo mai scendere.

1- Contrariamente a quanto ci viene detto dagli inaffidabili sindacalisti, il fondo Casella ha chiuso tutti gli ultimi bilanci in pareggio o in utile. Questo perché emu za detu, cioè dopo il taglio del 70% delle erogazioni, da 60 a 20 milioni anno, il bilancio anche in amministrazione controllata è a posto. Diciamo che lo sbilancio tecnico, cioè quello che sarebbe stato senza tagli, proietta una passività preoccupante quindi i nostri inaffidabili fondatori dicono: non ha futuro, non può stare in piedi.

2- Se vengono date per vere queste condizioni si capisce perché gli inaffidabili hanno deciso una liquidazione volontaria che è una sorta di ammissione di incapacità: abbiamo fatto errori in passato, non sappiamo come andare avanti adesso e in futuro, quindi chiudiamo tutto e salviamo il salvabile… soprattutto noi… inaffidabili.
Questa ammissione smentisce scuse tipo quelle del settore in crisi perché di settori in crisi c’è solo da farne un elenco infinito. È stata manifesta incapacità se vogliamo usare pietà e non pensare a Jonny Stecchino.

3– Se gli sforzi per far sopravvivere il fondo o farlo confluire in INPS dovessero risultare vani, una liquidazione me la immagino come un circo dove fra costi di gestione e man basse varie probabilmente riusciremmo a vedere solo una piccolissima parte dei nostri risparmi. Forse meno ancora di quelli che potremmo avere da una liquidazione coatta amministrativa, vale a dire sotto il controllo del commissario liquidatore.

4– In questa situazione gli iscritti sono chiamati a sostituirsi agli inaffidabili fondatori. Devono obbligatoriamente disegnare una linea rossa che io immagino così ma può essere ovviamente integrata e migliorata (alzata):
a– essendo attualmente i bilanci in pareggio va congelata la situazione di ognuno che significa per i pensionati quantificare la remunerazione pensionistica attuale proiettandola almeno fino alla data di speranza di vita; per gli attivi il cassetto previdenziale attuale cioè ridotto fino all’ultimo taglio operato. b- Quanto sopra non si può ottenere, dati i costi e le modalità liquidatorie, in assenza di un contributo economico esterno, vale a dire istituzionale, che garantisca le singole ripartizioni congelate. Ovvio che tale contributo economico non può non essere quantificato e poi richiesto ai fondatori che hanno sostanzialmente ammesso la loro incapacità gestionale; quindi non esiste “ti diamo il 20% del castelletto”… o stupidaggini del genere: chi ha gestito male non va in galera ma almeno paghi. Quale parte sia a carico degli Editori o delle oo.ss., visto che hanno dimostrato solidarietà reciproca, è un tema che si smazzeranno loro. c- gli attivi prenderanno il loro pacchetto congelato e non lo porteranno in un fondo deciso dagli inaffidabili ma dovranno poter scegliere quale fondo pensionistico vogliono premiare (fa schifo pensare al probabile magna magna pure con Byblos). I pensionati dovranno anch’essi avere la possibilità di aderire ad un fondo pensionistico volontario che notoriamente tutela i risparmi meglio di qualsiasi altra forma di investimento finanziario. d- i dipendenti del fondo, ultimo ma non meno importante, dovranno essere obbligatoriamente reintegrati in una realtà lavorativa che mantenga il contratto poligrafici, senza demansionamento e con almeno tre possibilità di scelta in relazione alla posizione da assumere e alla sede della nuova azienda in cui saranno impiegati.

Naturalmente io mi auguro che il nostro percorso politico punti a mantenere il fondo previdenziale obbligatorio Casella, magari con un piano di recupero e contributi pesanti degli inaffidabili, ma credo che questi paletti minimi, che sono migliorabili, siano da tenere in tasca per ogni evenienza. Come un ombrello nel caso piovesse. E se davvero dovesse piovere almeno non dovremmo abbandonarci, dopo la beffa di aver perso comunque tantissimi soldi, alla depressione e rassegnati al nulla.

Dario Gianuzzi



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