La logica dei conti

Ho avuto una lunga discussione con una persona in gamba. Un giornalista mio conoscente, vorrei dire amico e forse lo è. Il tema, naturalmente, la scelta di autoliquidare il Casella. Riconosceva quanto l’idea fosse pessima. Quello che però non è riuscito a percepire nella mia posizione era la dura contestazione alla logica dei conti che il Coordinamento esprime, magari implicitamente. E questo non certo in linea di principio, sarei apparso ai suoi occhi un irrimediabile idealista, ma proprio nel concreto della vicenda.

L’esempio che gli ho fatto è questo, semplice. Il fondo nasce nel 1958. Chiude il bilancio del 1959 con già 900 pensioni da pagare! Orrore, orrore! Già in un anno spendeva 30 milioni di lire, più o meno, in pensioni erogate. Non avrebbe dovuto farlo? Avrebbe dovuto aspettare l’accumularsi delle risorse sufficienti per poterle erogare garantendo l’equilibrio dei conti? Nella logica dominante odierna sì. Non ricordo a che età si andava in pensione in quel 1959, ma certo dieci anni prima si stavano ancora rimuovendo le macerie e il piombo fuso delle linotype avvelenava i reparti di composizione delle tipografie e agli operai si pagava il quartino di latte per abbassare il rischio di avvelenamento da piombo.

In altre parole, era pienamente attivo il principio di mutualità che giustificava la partenza sbilanciata del Fondo.

Facciano attenzione coloro che hanno dimenticato questo principio, soprattutto se sono sindacalisti. Si ricordino che se proprio si doveva far tornare i conti nessuno avrebbe ridotto la giornata lavorativa di 12 ore e più; nessuno avrebbe impedito il lavoro dei bambini; nessuno si sarebbe occupato della vita dei lavoratori alla cessazione del loro impiego. Inevitabile che, in un certo qual modo, i conti del Casella oggi non tornano ma forse non tornavano neppure in quel lontano 1959!! Eppure è andato avanti.

Dispiace vedere il sindacato ridotto ad appendice di una logica che se deve essere sposata almeno la si sposi fino in fondo e come è capitato a molti di costoro vadano, se ne sono capaci, a vendere le loro belle pensate a chi li paga meglio e la smettano di tormentare i lavoratori.



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