Ancora sulla questione media e tv

Torno nuovamente sulla questione informazione-media-tv. Molti mi chiedono di contattare questa o quella trasmissione tv per informare del sopruso, denunciare, protestare ecc. Richiesta in assoluta buona fede che però non coglie il nocciolo della questione. Tento una spiegazione la più semplice possibile, sulla base della mia esperienza durante l’azione per ottenere le norme di tutela degli acquirenti di immobili – qui il blog che la documenta.

  1. Poche sono le trasmissioni a cui poter partecipare senza essere squalificati agli occhi del decisore politico, l’unico soggetto che può risolvere il problema. Da una trasmissione tv il politico, qualsiasi esso sia, non trarrà mai elementi per farsi un giudizio sul quale poi esercitare la propria volontà. Si rivolgerà al tecnico, per lo più giurista ecc., da cui trarrà elementi o addirittura, come nel caso della pronuncia della COVIP, orientamenti per la sua decisione.
  2. Non solo. Ma appellarsi all’opinione pubblica genericamente intesa, nelle condizioni catatoniche in cui versa, è come fare un buco nell’acqua. Anzi, ci sarebbe qualcuno che direbbe “ma che vogliono questi, sono anche fortunati”. Lo spazio che potremmo occupare e che potrebbe esserci utile è quello di rappresentare una sorta di avvertimento generale all’apertura di posizioni pensionistiche complementari quando addirittura quelle obbligatorie vengono chiuse! Questo sì che sarebbe un messaggio utile erga omnes, e ci arriveremo a darlo, forte e chiaro.
  3. Al politico deve giungere una richiesta pressante sì, ma informata e il più possibile dettagliata della situazione e un abbozzo di soluzione che parta dagli elementi più eclatanti dell’ingiustizia che si sta subendo. Facendo tabula rasa di tutte le incrostazioni ideologiche formatesi in anni e anni di lavoro e di adesione all’attività sindacale, come se questa fosse l’unica che un cittadino possa e debba esercitare dentro e fuori il posto di lavoro. Ce ne sono altre e la nostra è una di quelle: prendere in mano la nostra situazione al di fuori da una rappresentanza sindacale irrimediabilmente screditata.
  4. La soluzione a grandi linee l’abbiamo formulata, va ancora costruita tecnicamente e va individuato il veicolo legislativo che deve utilizzare. Per fare questo dobbiamo partecipare, nelle modalità che ci consentiranno, alla discussione nelle commissioni preposte (quella sulla vigilanza pensionistica, la commissione Lavoro e, presumo, Giustizia, commissione da cui passa quasi tutta l’attività legislativa). Accantono, per ora, l’attività dell’esecutivo che necessita di una riflessione ancora più approfondita.
  5. Certo al momento opportuno e se sarà necessario cercheremo di filtrare in quelle pochissime trasmissioni tv credibili e non squalificanti (escluderei a priori “Le Iene” e “Striscia”, assolutamente deleterie per una questione come la nostra). Qual è il momento opportuno? È quando siamo vicini a una soluzione o abbiamo avuto risposte da parte delle commissioni parlamentari sulle quali dobbiamo aumentare la pressione per, faccio un esempio, calendarizzare un provvedimento, o inserire la soluzione dentro la legge di bilancio ecc. È in questi passaggi che si annidano i maggiori pericoli e allora lì sì che occorre fare pressione mediatica. Ma fino a che non arriviamo a questo step esauriremmo le nostre forze nel rincorrere un’esposizione mediatica che oggi non ci serve.


Una risposta a “Ancora sulla questione media e tv”

  1. Avatar practically0678c2ad02
    practically0678c2ad02

    Condivido. Concordo totalmente nell’azione di lobbying tramite invio mail ai politici allegando la brochure esplicativa sulla nostra situazione. Concordo anche sull’ipotesi futura di proporre di destinare una % dei fondi per l’editoria direttamente nel nostro fondo; prelevare alla fonte i versamenti non sempre onorati dalle aziende editrici.

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