Ma chi sono? Sono i due bambini iniziatici del romanzo di Pamela L. Travers Mary Poppins, che in una delle scene finali della sua riduzione disneyana, quella che tutti vedono senza leggere il libro a Natale (chissà poi perché), si oppongono al gesto vagamente rapace dei due vecchissimi proprietari della banca in cui lavora il signor Banks e gridano che la banca non vuole restituire il loro penny. La voce si diffonde in un battibaleno e nel giro di qualche ora la banca crolla perché tutta Londra corre a ritirare i suoi risparmi.
Per i vecchiacci si aprirà una vita fatta di leggerezza e volatilità, ascenderanno oltre il soffitto della banca, dirigeranno aquiloni e incontreranno felici lo spazzacamino sui tetti fuligginosi della City. Ma la banca è ormai fallita.
Beh, noi siamo quei bambini. Non ci vogliono restituire i nostri dannati pochi penny. E stiamo cominciando a gridare all’unisono con quanto fiato abbiamo in gola che l’insolvenza potrebbe riguardare anche gli altri fondi e che non è detto che quello che sta capitando a noi non capiti ad altri. Anzi a quelli stessi che stanno migrando verso i fondi che con improntitudine degna di miglior causa i soliti stanno proponendogli come la soluzione adeguata alla crisi che si aprirà con la sparizione del Casella.
Si chiama sfiducia, crisi di fiducia, verticale. Non male come risultato per quelli che si apprestano a far digerire ai lavoratori il secondo pilastro della previdenza… mentre fanno crollare il primo.
Il signor Banks troverà il rinnovato affetto dei suoi bambini; Pamela L. Travers odierà la riduzione cinematografica del suo libro. Morirà centenaria nel 1996. Quanto a noi… dobbiamo ancora scrivere la fine di questa storia. Alla maniera dei figli del signor Banks!

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