L’annuncio pubblico sul sito della Camera. L’audizione alle 8,30. L’odg è esplicito: “su questioni relative alla liquidazione del Fondo Casella”.
Non credo esistano dubbi, ma è bene ribadirlo: la convocazione è anche il frutto della pressione che il Coordinamento ha svolto e deve continuare svolgere sul pesante vulnus che l’infame accordo sindacale del 2 dicembre ha compiuto nei confronti dei diritti previdenziali dei lavoratori del settore. Non staremo a ripeterci.
Un discorso a parte merita, invece, la persistente e caparbia inazione da parte di molti, troppi lavoratori. È il frutto avvelenato da decenni di pratiche sindacali opache e svolte nella più completa assenza di valori schiettamente contrattualistici, nelle quali nulla resta dell’antica pratica sindacale. L’idea stessa di essere controparte naturale, oltre che istituzionale, dei datori di lavoro ha abbandonato da qul dì l’azione sindacale.
Un struttura ormai vuota, declamatoria, a seconda delle stagioni politiche, con chiamate a mobilitazioni sostenute dai CAF, a tanto si riduce ormai il 90% dell’attività sindacale: assistenza alle pratiche burocratiche di quel complesso assurdo e disfunzionale di norme nelle quali è piombato quello che una volta si chiamava “stato sociale”.
Nel frattempo, e con efficacia devastante, il sindacato approntava la cancellazione di un istituto previdenziale, il Casella, che di quello stato sociale era, la manifestazione lungimirante.
Il Casella è ora un peso intollerabile? E sia pure! Ma chi l’ha gestito in questi decenni di profonda trasformazione produttiva? Chi ha continuato a far finta di nulla? Chi non ha saputo investire i tanti soldi che il fondo drenava dai tempi della grande espansione del settore? Potevano forse i lavoratori entrare negli arcana imperii del Consiglio di amministrazione del Casella? No, non potevano. E perché? Perché dentro c’erano quelli che rappresentavano, istituzionalmente, ma indegnamente, quegli stessi lavoratori che adesso ne saranno le vittime predestinate!
Non credete ai pifferi magici di chi afferma l’ineluttabilità dell’autoliquidazione o puttanate di questo genere: non c’è nulla di ineluttabile, ci sono solo responsabilità da chiarire; scelte politiche da prendere a tutela del diritto garantito dall’art. 38 della Costituzione; bilanci da controllare, o meglio, da far controllare da esterni. Quelli che hanno affossato il Casella non sono i lavoratori che hanno percepito le pensioni, e che grazie a Dio campano ben oltre quello che il piombo respirato dalle linotype avrebbe dovuto consentir loro, ma coloro che quei soldi hanno sperperato, disperso, incapaci di gestirli e amministrarli nel disinteresse di un ceto imprenditoriale di editori trascurato e improvvisato, impegnato solo ad ottenere, a fronte dei servizi politici offerti, laute prebende e finanziamenti sulle spalle dei contribuenti.

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