Per darsi una spiegazione conviene confrontarsi con le scelte fatte da altri fondi obbligatori tuttora perfettamente performanti.
Il dato di realtà indica già nella prima metà della decade 1980 una prospettiva di “piramide rovesciata”. Risalgono a quegli anni gli accordi per i primi massicci pre-pensionamenti. Quindi i primi attacchi alla patrimonializzazione del Casella.
Negli anni successivi la tendenza si afferma, fino a giungere al dissesto attuale. In mezzo la comparsa di una normativa che sia a livello INPS, e a maggior ragione sui fondi che COVIP considera “preesistenti”, consiglia, insieme ad altre pratiche, a governance competenti il passaggio da un sistema a ripartizione solidaristica a uno a capitalizzazione individuale.
Un sistema di questo tipo può anche prevedere comunque una piccola quota di ripartizione totalmente a carico degli imprenditori che serve a compensare e sostenere eventuali squilibri demografici o di altra natura.
I nostri eroi, invece, mettendo gran parte del contributo a ripartizione è come se avessero detto a sé stessi e al sistema del fondo: “questi li abbiamo messi noi e ci facciamo quello che vogliamo”.
E infatti qualcuno ha anche il coraggio di rinfacciare ai lavoratori che nel calcolo dei contributi i soldi versati dagli editori non fossero nostri ma loro! Come se il passaggio nella nostra busta paga e nella contabilità individuale non avesse alcun senso e non fosse stato oggetto di una trattativa il cui esito doveva necessariamente sfociare nel CCNL!
In altri termini, “li metto con una mano e li riprendo con l’altra”. E la presa di beneficio di questo “costo” ulteriore era la possibilità di indire stati di crisi sempre più ravvicinati e, di conseguenza, di accedere ai sussidi statali della 416.
Fino all’esplosione finale. Differita a regola d’arte per anni se non per decenni quando, se ci fosse stata una governance all’altezza, i sistemi e i modi di far sopravvivere, e bene, il fondo ci sarebbero stati. Perché non è stata all’altezza? Per disinteresse padronale e insipienza sindacale. Altro? Non è necessario dire.

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