Alla Commissione Bagnai sembra che ci abbiano fatto l’abitudine. Dopo quella del 13 marzo stamane hanno nuovamente audito la presidente uscente della COVIP Francesca Balzani. Nell’audizione di oggi, focalizzata sugli “Investimenti finanziari e composizione del patrimonio degli enti previdenziali e dei fondi pensione”, non si è parlato del Casella, ovviamente.
Bene, l’avessero fatto più spesso dopo quel 18 novembre 2020 nel quale la COVIP dichiarava l’insostenibilità finanziaria del fondo Casella, senza aspettare la tardiva e irresponsabile presa d’atto della situazione avvenuta qualche giorno fa da parte della SLC-CGIL, forse i lavoratori avrebbero avuto più tempo per elaborare proposte in grado di tutelare tutti i soldi finora versati. I lavoratori non sono scemi.
Perché spaventare la Commissione parlando del Casella? in definitiva, c’è da salvaguardare un mercato, quello dei fondi pensione complementari, in costante crescita!
E dal momento che anche noi ci abbiamo preso gusto, ci ripetiamo, come la Commissione.
C’è più di un non detto. Uno si evince, indirettamente, dall’enfasi posta dalla Balzani nel sottolineare le buone prestazioni complessive dei fondi pensionistici complementari. Ed è semplice: per garantire buone prestazioni i fondi hanno bisogno di alte qualità gestionali. Proprio ciò che il Casella non ha mai avuto.
In definitiva: il disastro del Casella non converrebbe a nessuno se avesse il giusto rilievo nell’opinione pubblica e, soprattutto, politica. Quindi la strategia è: sopire e stroncare; stroncare e sopire e quando proprio non è possibile farlo e qualcuno tra i lavoratori si sveglia… eludere e… voltarsi dall’altra parte. Nel frattempo i responsabili hanno avuto modo e tempo di approntare la soluzione per loro più confacente: cancellare le tracce del misfatto e trasformarle in un accordo sindacale. Dizione che nel nostro, paese dalle parole magiche, significa: con il pieno consenso di tutti lavoratori degnamente rappresentati dalle burocrazie sindacali.
Sarebbe ora che tutti i lavoratori, tutti, nessuno escluso, pensionati, attivi, ma anche coloro che hanno lavorato nel nostro settore anche per un solo giorno, chiedessero conto di tutto il capitale versato e la smettessero di piangere sul latte versato perché in questi casi a piangere dovrebbero essere quelli che il latte lo hanno davvero buttato: i sindacati e gli editori. Lascio a voi la scelta di determinare quale percentuale attribuire agli uni o agli altri.

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