Dove siamo e dove andiamo

In queste settimane di relativo silenzio abbiamo continuato a lavorare per una soluzione equa e pienamente rispettosa dei nostri diritti costituzionali. Lo abbiamo fatto con discrezione cercando di aggirare la perfidia sindacale che, apertis verbis, ha sempre sostenuto, e continua a farlo, che la soluzione al disastro finanziario provocato da decenni di gestione del Casella fosse l’autoliquidazione di un ente pensionistico. Caso unico nella storia della previdenza sociale della nostra nazione.

Abbiamo incontrato soggetti ed esponenti diversi che a vario titolo gravitano intorno alla questione. Non tutto è nelle mani dei signori responsabili del disastro. Se il diavolo fa le pentole spesso si dimentica dei coperchi.

Ebbene, qualche coperchio è saltato. Qua e là si intravedono le crepe nel disegno sindacale. E non certo perché il sindacato si sta ravvedendo. In questo genere di cose ravvedersi ha un unico significato: togliersi di torno. Ma non lo faranno mai.

È ancora presto per delineare ciò che succederà nelle prossime settimane, ma alcuni aspetti della questione sono definitivamente acquisiti:

1- da quel maledetto 2 dicembre 2024 l’accordo siglato non ha fatto alcun passo avanti nella sua applicazione;

2- al contrario, ha subito una forte battuta di arresto con l’audizione del 13 marzo alla commissione Bagnai, nella quale la COVIP ha rifiutato di convalidarlo, rimandandolo ai mittenti;

3- lo hanno riscritto? Lo hanno sottoposto ai lavoratori? Attivi, pensionati, differiti? No. Probabilmente hanno continuato a rimestare nel paiolo la loro morchia, fatta di diritti frantumati e calpestati; di soldi dilapidati; di convenienze del momento e di scambi poco trasparenti. Che ci fanno nei consigli di amministrazione di molti fondi, Byblos compreso, gli stessi personaggi che hanno firmato l’autoliquidazione del Casella? Ci sono per curare gli interessi dei lavoratori o forse per interesse personale?

4- in questa che può ben definirsi una lunga attesa, abbiamo cercato di raggiungere e informare quanti più lavoratori possibili; di sottrarli alla rassegnazione e, soprattutto, alla logica che li vede passivi di fronte a un dato inoppugnabile: i sindacati e gli editori hanno fatto fallire un ente pensionistico obbligatorio non un fondo complementare. E questo comporta l’intervento dello Stato motivato dall’art. 38 della Costituzione che tutela gli enti previdenziali.

Nelle prossime due/tre settimane il quadro dovrebbe chiarirsi e saremo in grado di fornirvi maggiori dettagli e qualche prospettiva di azione e mobilitazione. Alle quali vi chiediamo di tenervi pronti.

Estote parati, come recita il motto dei boy scout: state pronti!



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