Sacrificare il passato per un cattivo presente

L’autoliquidazione del Fondo Casella ha tutte le caratteristiche di un sacrificio. Uno di quegli atti che si configurano come espressione della volontà di sopprimere qualcosa che non si è più in grado di comprendere. Che non si vuol comprendere perché risveglia in chi esegue il sacrificio fantasmi di un’epoca e di un tempo troppo lontani per significare ancora qualcosa di utile e coerente. 

L’ho già scritto. Il Casella era il fondo delle vedove. Mogli sopravvissute alla morte di un marito la cui giornata lavorativa, per lo più notturna, si svolgeva tra i vapori di piombo delle linotype; delle Ludlow per i titoli di scatola; tra la carta maleodorante delle bozze umide tirate sui telai delle pagine composte; sulle presse per i flani piegati che passavano alla rotativa dopo essere stati riempiti di piombo e montate sui cilindri.

Quel mondo non c’è più, per fortuna. Sì, anche  per fortuna. Ma non solo. Insieme a quel mondo, infatti, viene meno anche tutto ciò che alla fin fine lo ha reso umano, abitabile. Non un giardino di delizie – ma credete che i computer siano loro il nuovo parco giochi del lavoro? –  ma umano sì. E con quel mondo, sporco di inchiostro spesso e oleoso, di grassi per far girare a dovere le rotative; di montaggio della carta che srotolandosi si sfibrava riempiendo l’aria di quella polverina fuligginosa che intasava gli alveoli polmonari di omaccioni che a fine carriera si trovavano piegati in due a tossire e sputare per il vino che ingollavano alla mattina dopo aver smontato la tiratura… ebbene a quel mondo si accompagnavano istituti come il Casella.

Le regole della reversibilità includevano il 60% alla vedova e il 10% a ogni figlio. Sì, c’erano anche i figli. Quel fondo, che ora una generazione di poveri dimentichi di sé e del proprio essere ha voluto smontare prima ancora che la bobina davvero finisse, era il frutto di un incastro felice di diversi filoni di pensiero. Molti poligrafici uscivano dalle scuole professionali dei pavoniani o di altri istituti cattolici che avviavano al lavoro orfani di guerra; vittime del disastro del regime e della guerra; altri dalla militanza resistenziale o politica che fosse. Insieme componevano le due grandi tradizioni italiane del socialismo/comunismo e del cattolicesimo sociale. In un modo o nell’altro composti all’interno della ricerca del miglioramento della vita di chi lavora. 

Che non ci sia più non significa che le istanze che nacquero con quelle intenzioni debbano sparire. Prendono nomi diversi? Formano strutture più complesse? Sembrano offrire soluzioni diverse e più “libere”? Non è detto. Non è sicuro che un fondo complementare sia capace di garantire con la stessa attenzione quelle sicurezze delle quali il Casella era l’espressione. 

Contrariamente a ciò che i sindacalisti attuali dicono, e il loro dire è più vicino alla denigrazione che a un giudizio equanime cui non avrebbero neppure titolo di pronuncia, il Fondo Casella è stato un istituto in anticipo sui tempi e la manifestazione di una categoria operaia professionalizzata e orgogliosa del proprio lavoro. 

1958 ricordatevi questa data!!!



Una risposta a “Sacrificare il passato per un cattivo presente”

  1. La dignità di lavoro di poligrafici.

    Quando una cosa del genere va schiacciata, quando vuoi svilire una categoria togliendole il valore, quando non credi più nemmeno ai tuoi stessi obiettivi di editore… Fai un delitto e uccidi l’identità di una categoria.

    Ogni tanto bisognerebbe riascoltare una canzone di Dalla. Qui sotto solo la parte finale.

    È chiaro che il pensiero dà fastidio

    Anche se chi pensa è muto come un pesce

    Anzi un pesce

    e come pesce è difficile da bloccare

    Perché lo protegge il mare

    Com’è profondo il mare

    Certo, chi comanda

    Non è disposto a fare distinzioni poetiche

    Il pensiero è come l’oceano

    Non lo puoi bloccare

    Non lo puoi recintare

    Così stanno bruciando il mare

    Così stanno uccidendo il mare

    Così stanno umiliando il mare

    Così stanno piegando il mare

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