In attesa della pubblicazione qualche considerazione corsiva

Con l’acquisto della pagina del quotidiano – non diciamo ancora quale perché i quotidiani nazionali hanno le orecchie lunghe… troppo lunghe e non per il mestiere che fanno… o forse proprio perché quel mestiere è diventato quello che abbiamo sotto gli occhi – abbiamo certificato la sostanziale mancanza di libertà di stampa.

Da una parte nessuno può obbligare a pubblicare qualcosa a chi non lo vuole. Dall’altra, la continua reiterata e ormai retorica affermazione che una notizia è una notizia. Affermazione che viene tirata in ballo per la maggior parte degli scempi che l’informazione compie a danno dei protagonisti, passivi o attivi che siano, della maggior parte dei casi di cronaca nera. È pleonastico farne l’elenco.

Ebbene, cancellare un ente pensionistico per la totalità della carta stampata italiana non è una notizia!

Da dicembre non so più quanti comunicati stampa ho inviato alle redazioni. Genericamente intese, ma anche direttamente a colleghi. Conosciuti in cinquant’anni di lavoro. Molti dei quali hanno lavorato con professionalità e partecipazione alla campagna stampa che portò all’approvazione, nel 2006, del dlgs 122 per la tutela degli acquirenti di immobili in costruzione, per la quale mi ero battuto insieme a centinaia di normalissimi cittadini che avevano perso casa e soldi. Tanti.

In questa circostanza, nella quale a perdere soldi sono sì normali cittadini, ma per giunta lavoratori di una repubblica fondata sul lavoro, nulla. Silenzio. L’unica testata, online, che ha accolto la nostra denuncia è stata Professione reporter, che non a caso fin dalla testata indica il problema: «salviamo il giornalismo».

Vedremo dopo la pubblicazione come si evolverà la situazione e se si modificherà la sensibilità che il mondo dell’informazione riserverà alla scandalosa vicenda del Fondo Casella.

Ho però la vaga sensazione che in quel mondo trovi conferma il detto popolare: «non si parla di corda in casa dell’impiccato». Con una piccola precisazione: che abbiamo tutto il diritto di non essere noi gli impiccati. Ci tornerò sopra più avanti.



Lascia un commento