È una pratica consistente nello scaricare costi e obblighi contrattuali su soggetti diversi da quelli che li contraggono. Per esempio: a un aumento salariale contrattualizzato faccio seguire un aumento dei prepensionati che graveranno sul Casella e sul sistema previdenziale.
Cosa è avvenuto nel settore in questi ultimi decenni? Alcuni dati di fatto:
- Importanti realtà industriali non applicano da tempo il contratto nazionale a lavoratori che svolgono attività poligrafica: Caltagirone Editore; Litosud del Gruppo Farina.
- Testate come “Il Sole24Ore”, “Corriere della sera”, “la Repubblica” hanno applicato altri contratti per qualifiche e mansioni non strettamente legate alla produzione.
- Si possono stimare a circa 5.000 “teste”, i lavoratori non iscritti al Fondo o transitati a Byblos a causa del cambio di contratto. Il favore a Byblos è evidente.
- Solo 1.000 lavoratori poligrafici non iscritti al Fondo, determinano una perdita di gettito contributivo di 5 milioni di euro.
- Ogni punto percentuale di aliquota, per sostenere i conti del Fondo sino all’esaurimento della gestione di solidarietà, vale 1,3 milioni di €. Per riequilibrare i conti di ogni 1.000 poligrafici, sottratti alla platea degli attivi del Fondo, occorrono 4 punti di aliquota.
Riassumendo: autoliquidando il Casella si gettano le basi per la liquidazione definitiva del comparto poligrafico perché il nuovo contratto si applicherebbe a una platea sempre più ridotta di lavoratori, con una forza contrattuale sempre più debole. Sottostare al ricatto espresso nella nota sindacale: tu mi liquidi il Casella io ti do il contratto, significa solo aggravare le condizioni della categoria, procrastinandone la fine. Un po’ come i condoni che aumentano l’infedeltà fiscale, premiandone il comportamento.

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