Perché il sindacato è più simile al Barone di Münchausen che a una Trade Union!!!

Oggi andiamo sul pratico. Nell’accordo del 2 dicembre dell’anno scorso che sindacati ed editori vorrebbero applicare a quasi un anno dalla sua firma – curioso questo ritardo, non vi pare? – più di qualcosa appare come un vero e proprio azzardo. Vediamone qualcuno.

  1. Il momento del passaggio dei lavoratori attivi dal Casella a Byblos avverrebbe contemporaneamente all’interruzione dell’erogazione delle pensioni in essere? E in che forma? Una lettera, una comunicazione ufficiale firmata da chi? Dal commissario nominato dai famigerati “segretari nazionali di categoria” o dalle “parti istitutive”?
  2. L’autoliquidazione del Casella – promettono – libererebbe risorse per il rinnovo del contratto di settore. In che quantità e come? Prima liquidi il Casella, ripartisci ciò che è rimasto e poi passi alla discussione delle nuove norme contrattuali? Profili professionali e stipendi compresi? Nel frattempo non eroghi più le pensioni. Senza darne conto agli interessati? Senza uno straccio di motivazione che non siano le solite inesatte imprecise e omissive affermazioni sullo stato finanziario del Casella? Il codice civile vigente, in caso di impossibilità di un ente a proseguire la sua attività, in genere, prevede di portare i libri contabili in tribunale, l’apertura del fascicolo penale e la procedura di liquidazione coatta amministrativa. Nel caso del Casella no! Perché si autoliquida, se la canta e se la suona, ma più adeguata sarebbe l’immagine del famoso Barone di Münchausen che in groppa al suo destriero sta per sprofondare nelle sabbie mobili: «senza fallo vi sarei dovuto morire, se la forza del mio braccio, afferrandomi per il codino, non mi avesse estratto dalla melma assieme al cavallo, che stringevo forte tra le ginocchia». Il Barone si trovava però nel regno delle Teste di legno.
  3. Non risulta, a oggi, che l’accordo sia stato mai ancora presentato ufficialmente nelle assemblee di fabbrica. Nè tantomeno messo ai voti. La stessa signora Guida, segretaria nazionale del settore, affermò in un “attivo” del 26 febbraio scorso che la natura dell’accordo stesso non permetteva di metterlo ai voti di una platea neppure tanto implicitamente considerata incapace di intendere e volere!!! E qui torniamo al discorso di ieri: il sindacato agisce in deroga a ogni meccanismo di rappresentanza reale degli interessi dei lavoratori, occultando dati, informazioni, trattative; al più parlandone solo all’interno di attivi di delegati sindacali iscritti all’organizzazione e decidendo, ahimé, con conseguenze erga omnes. Mentre al momento dell’assunzione il prelievo in busta paga del contributo al Casella esigeva la firma dell’interessato, la cancellazione di quanto maturato avverrebbe da parte di chi, istituendolo, doveva primariamente garantirne la sostenibilità. Il sindacato si comporterebbe – ma già lo fa – con l’arbitrio del più iconico del padrone delle ferriere ottocentesco. Infatti ne ha usurpato il posto. “Sciur padrun da li béli braghi bianchi / fora li palanchi, / fora li palanchi ch’anduma a cà”!


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