I nuovi mostri

I grafici e i poligrafici che andarono in pensione prima del 2000 grazie allo scivolo della legge 416, magari a 45/50 di età, finché vivranno godranno di un beneficio che gli altri possono solo sognare.

Il retributivo INPS significava andare in pensione con un importo simile all’ultimo stipendio. Nessun calcolo sugli anni mancanti al fine vita e quindi un assegno completo in tutti i sensi.

Il Casella poi, per i poligrafici, era la panna sulla torta. In ogni modo, con o senza panna per poligrafici o grafici la torta era importante. E in parte lo è ancora per chi ha la fortuna di essere vivo: ha perso la panna ma gli è rimasta la torta. Tant’è che i più vecchi fra i poligrafici che adesso si battono per evitare il disastro del Casella parlano di giustizia non tanto per loro ma per i loro figli e nipoti.

Ma attenzione, con il sistema contributivo tutto è cambiato. C’è il gruzzolo che il lavoratore ha accantonato e l’assegno deve tener conto non dell’ultimo stipendio recepito ma degli anni mancanti alla dipartita, secondo le tabelle ISTAT, spalmando il gruzzolo mese per mese.

Chi ancora adesso, con la legge 416 rivista e corretta, va in pensione a 55/60 anni, con una pedata nel fondoschiena opportunamente stampata dagli editori, si ritrova una torta molto ridotta perché il montante INPS viene spalmato non sui 20 anni di aspettativa di vita che si ha con la pensione di vecchiaia a 67 anni, ma su 30 anni e quindi l’assegno pensionistico è molto ridotto. Con l’aggravante di un montante totale accumulato al prepensionamento che non è certo quello che avrebbe avuto maturando i 43 anni classici di piena contribuzione INPS.

Nonostante questo cambiamento di registro, nonostante la pensione INPS sia così bassa da richiedere, adesso più che mai, un sostegno integrativo, sta succedendo paradossalmente che gli editori non si accontentino più della botte piena che gli frutta la pedata ai pochi poligrafici rimasti. Vogliono anche la moglie ubriaca! Non certo quella del poligrafico in uscita, la loro!

Perché vogliono prendersi entrambi i vantaggi: sia l’azzeramento della RAL di chi viene spedito fuori (milioni di risparmio su base annua cioè per sempre) sia la riduzione parziale del costo di chi rimane dentro segandogli i contributi dell’integrativo pensionistico. Proprio quell’integrativo che loro stessi avevano istituito per compensare economicamente l’uscita anticipata, ben consci all’origine che davano 10 per ottenere 100. Adesso anche quel 10 va risparmiato perché i nuovi im-prenditori accalappiano tutto il prendibile. Siamo in un mondo in cui se servono delle cose, si prendono. Come se fosse un pagliaio: bischero è chi non lo spulcia, diceva un mio amico toscano.

La sintesi è: fuori dalle balle e niente integrativo pensionistico!

 “Già siete fortunati che non vi licenziamo, vista la crisi del settore cartaceo”. 

Già, la crisi. E i soldi degli incentivi statali per compensare la crisi e garantire il prestigioso presidio di civiltà? Dove finiscono? Negli altri interessi della nuova leva imprenditoriale e, naturalmente, nel budget degli incentivi ai prepensionamenti.

Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, gestisce gli incentivi statali che ogni anno vengono dati agli editori. Editori che appaiono ormai mezzi zombi e mezzi vampiri. Dovrebbe chiedergli, prima di elargire i soldi: “Ma cosa ne volete fare dei poligrafici? Ammazzarli subito o lentamente?”.

Giusto per saperlo, mica per altro.

P.S.

L’efficacia di queste soluzioni, che adesso piace chiamare win win perché si vince due volte come per la moglie e la botte, mai potrebbe essere così brillante se non ci fosse un sindacato ugualmente zombi e ugualmente vampiro. In questo caso per loro ci sono i benefici del business dei fondi complementari, un nuovo Eldorado che ha bisogno della promozione sindacale per poter decollare. Si dovrebbero forse tirare indietro per salvare una tribù di poligrafici in estinzione? Figurati! I nuovi mostri: due etnie diverse di zombi/vampiri che si incontrano, si piacciono, si amano e fanno affari raccapriccianti degni di un film dell’orrore. Altro che presidio di civiltà.

Dario Gianuzzi



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