La critica teatrale spesso parte dalla fine per giudicare uno spettacolo. Come si esce di scena? Il più delle volte è da come si sceglie di chiudere, una carriera, un percorso, una relazione, financo una vita che si può arguire come le si è condotte. E quello che stiamo sperimentando sulla nostra pelle è un’uscita di scena delle peggiori di quelle che potevamo immaginarci.
Stanno per uscire di scena: editori, stampatori, sindacati e, purtroppo, lavoratori. Un mondo. Finora abbiamo parlato di noi. Un noi che abbiamo voluto, quanto più largo possibile; noi tutti, indipendentemente dalla posizione che abbiamo occupato in questa tragica farsa.
Qualcuno, anzi, forse più di quanto sperassimo, non lo ha ancora capito. Non lo vuole capire. Ne avrà conseguenze e ferite notevoli.
Tra coloro che vorranno liquidare ci sono anche i lavoratori del Casella. Sì, sono dei nostri. Sono colleghi. Per loro si prospetta – se dovesse darsi l’autoliquidazione – no future: il fondo di integrazione salariale non potrà avere come causale applicativa l’ipotesi di accordo del 2 dicembre. In altre parole non avranno cassa integrazione; non si applica neppure la 416, perché non sono una testata giornalistica, e Ruggiero ha parlato esplicitamente di licenziamenti collettivi. Hanno stipendi bloccati al 2010 e sono senza RSU. Che non si sognino di chiedere tutela a chi, i sindacati, in ultimo li ha gestiti così bene da volerli cancellare!
Ecco, questo per dire che nel Coordinamento ci sono anche loro. Quelli che nel fondo Casella continuano a staccare il cedolino mensile; liquidano il tfr di chi non lo vuole più lasciare nel Casella; che osservano il via vai indegno di burocrati sindacali; di innominabili figure del circo della carta stampata: inutili e saccenti consulenti, pagati profumatamente, veri e propri masticabrodo; gli stessi che invocano un PNRR europeo a vantaggio della carta stampata, senza neppure ridere di sé. Per non parlare dell’ente di vigilanza massimo COVIP. Piccola, ma sicura ed efficiente agenzia di collocamento per sindacalisti in debito di coerenza professionale.
Solo per dire che in questo triste “finale di partita” noi siamo con loro e loro sono con noi.

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