Dalle parti di chi scrive, in apnea, i quotidiani si comincia a percepire una qualche preoccupazione. Alla buon’ora, potrebbero esclamare quelli che i quotidiani li fanno. FNSI in flash mob in favor di telecamere nell’immonda farsa canora. Presidi in Comune dalle parti dell’ex dinastia sabauda. Cominciano a non farsi mancare nulla.

Permettetemi giusto una considerazione. I garanti delle notizie di qualità – così si propongono – dovrebbero anche guardarsi allo specchio e chiedersi: «come mai – ma è solo un esempio tra tantissimi altri – un problema come il Casella per comparire sulle pagine delle testate in cui lavoriamo ha dovuto essere pagato come inserzione? E, tranne due o tre articoli in più di un anno di emergenza Casella, quasi nulla è stato raccontato alla pubblica opinione? Perché partecipiamo al marketing finanziario – tale è la vicenda delle complementari – per la manciata di tabacco del nostro stipendio? Non dovremmo, forse, chiederci, da dove viene la nostra debolezza? Non è che sia niente di più e niente di meno della nostra “secolare” acquiescenza a chi mostra di essere il più forte, sia politicamente sia economicamente? Forse che abbiamo dato prova di indipendenza tutte le volte che era necessario o non è vero che l’abbiamo rivendicata a corrente alternata e secondo le nostre convenienze?».
Se solo si ponessero queste domande non potrebbero far altro che tacere. Fine dei giochi. Dichiarassero, più onestamente, che non sanno ancora a chi dimostrare la stessa fiducia inconcussa che hanno dato, da sempre, a coloro che gentilmente ora li stanno prendendo a calci nel sedere.
Che simpatica gente, vien da dire.

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