Di fronte alla concreta e manifesta intenzione, da parte di ciò che rimane delle sigle che a suo tempo istituirono il Fondo, di interromperne l’attività e quindi cancellare la sua funzione previdenziale crediamo necessario, come Coordinamento in fase di costituzione, manifestare la nostra assoluta contrarietà.
Ci opponiamo a una soluzione che danneggia irrimediabilmente i diritti dei lavoratori che hanno pagato fino all’ultimo centesimo ciò che era dovuto, obbligatoriamente, al Fondo fin dal momento della loro assunzione in qualità di poligrafici.
Siamo assolutamente consapevoli che le difficoltà del Fondo nascono da problemi strutturali del settore che difficilmente potranno essere risolti in tempi ragionevoli, se mai potranno. Molto più probabile che le sorti della carta stampata, soprattutto quella a periodicità quotidiana, siano già scritte e definite da un unico termine: estinzione.
Pure di fronte a uno scenario, a suo modo drammatico, di questo tipo i diritti e i soldi dei lavoratori non possono essere cancellati.
Decretare la fine del Fondo Casella interrompendo l’erogazione delle pensioni, come prevede l’accordo firmato il 2 dicembre 2024 tra sindacati ed editori, è inaccettabile.
Un accordo firmato da soggetti commissariati da svariati anni, non può annullare un istituto nato nel 1958 grazie alla lungimirante visione dagli editori e dai sindacati del tempo, che si ponevano nel solco di una tradizione sindacale e imprenditoriale che riconosceva e valorizzava la professionalità di una categoria di lavoratori che in quegli anni, e in quelli successivi, partecipava, con la propria e specifica professionalità, alla crescita del nuovo ambiente democratico sorto dopo le tragedie della guerra.
L’insostenibilità del Fondo a partire dall’introduzione delle tecnologie digitali si è fatta via via più evidente fino all’attuale e, crediamo, definitiva, insostenibilità del prodotto “quotidiano”. Inutile ripercorrerne le tappe, anche se questo sarà necessario nella ricostruzione delle ragioni e della natura dello stesso Fondo.
Contestiamo, infatti, radicalmente la tesi che vede il Fondo come uno dei tanti fondi complementari proposti a soluzione, parziale, dei problemi sorti nel sistema previdenziale generale.
Il Fondo Casella è stato creato come Fondo a tutti gli effetti previdenziale che integrava e aggiungeva alla pensione maturata nell’ambito dell’istituzione previdenziale nazionale il riconoscimento della professionalità di settore. Il decreto presidenziale del 1962 ne sanciva l’obbligatorietà, pertanto la successiva introduzione della normativa 252/2005, istitutrice delle cosiddette pensioni complementari, non potendo avere valore retroattivo, non può annullare la validità e la continuità di una funzione previdenziale dichiarata toto coelo, con il decreto presidenziale del 1962, obbligatoria e quindi sottratta ab origine alla disponibilità del lavoratore liberamente chiamato a collaborare alla produzione del settore.
In molti altri casi, rilevantissimi, si è scelta la strada della fusione nell’INPS, mantenendo gli importi erogati in virtù dei diritti maturati.
Questi sono gli argomenti – suscettibili di ulteriori approfondimenti e precisazioni– che cercheremo come Coordinamento di promuovere e realizzare.
Il Coordinamento, in fase di costituzione e formalizzazione – al quale chiediamo l’adesione, nelle modalità previste dall’atto costitutivo in scrittura privata che verranno rese note nei prossimi giorni – si oppone alla decisione di cancellazione del Fondo maturata in sedi sindacali e datoriali nel più completo e assoluto spregio di ogni trasparenza e senza alcuna informativa agli attuali percettori di pensione e/o contributori attivi.
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