Insieme ad altri amici e colleghi, sto raccogliendo quanta più documentazione possibile sul Fondo e la storia della sua gestione. Sono passaggi che, partendo da quel fatidico 3 aprile 1958, nel quale viene costituito il Fondo “Fiorenzo Casella” a Roma – ma lo Statuto che lo regola, con i suoi 14 articoli è del 28 novembre dello stesso anno, firmato a Genova – trovano uno sbocco nelle “Norme regolatrici del pensionamento integrativo in favore dei lavoratori addetti ai quotidiani” vigente dal 1 luglio del 2019. Nel mezzo ci potrebbe essere di tutto. Va ricostruito. Non perché qualcuno non l’abbia, forse, già fatto, bensì perché spesso le ricostruzioni dipendono da chi le fa e se gli esiti finali sono quelli di questi ultimi decenni e delle ultime settimane, allora è lecito porsi la domanda su cosa sia successo perché tutto sia precipitato in questo malo modo.
Sono convinto che, per quanto costi fatica, occorra studiare le carte prima di intraprendere ogni azione pubblica. Bisogna saper disegnare correttamente gli scenari che si aprono nel caso COVIP dichiarasse ammissibile lo scioglimento del fondo in base all’accordo raggiunto tra i soggetti istitutori del fondo.
Nel caso ciò avvenisse si tratterebbe di dar vita a un’azione collettiva costituendo un soggetto riconoscibile e formalizzato (basta una scrittura privata molto semplice e senza alcuna burocrazia) totalmente esterno alle aggregazioni sindacali e di categoria che ancora si ostinano a rappresentare cittadini a cui stanno negando il dovuto.
Non dimentichiamoci che se l’atto di costituzione del Fondo fu firmato liberamente da privati cittadini in rappresentanza dei propri ruoli produttivi, l’estensione dei suoi benefici ai lavoratori liberamente assunti dalle imprese per realizzare gli obiettivi societari, vale a dire la pubblicazione dei quotidiani, è stato possibile in larga misura dal prelievo dalla busta paga dei lavoratori.
Abbiamo diritto alla pensione perché abbiamo esercitato, nel corso della nostra vita lavorativa, anche il nostro dovere accantonando i nostri soldi.

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