Quei sogni che si fanno alla mattina presto, che non sai se sono sogni o desideri.
Ho visto gli Editori che, alla canna del gas, non volevano più mettere un soldo in affari inutili come il Casella. Vabbè, cambiare il contratto ai nuovi, dicevano alle organizzazioni sindacali, vabbè esternalizzare il più possibile… ma anche continuare a mettere soldi sugli attivi, significa buttare risorse inutilmente!
Allora le oo.ss. hanno ricordato agli Editori che, dagli anni 80, hanno risparmiato tonnellate di soldi mandando in pensione operai, impiegati e quadri grazie alla legge 416 e al Casella che compensava la riduzione della pensione INPS con il reddito complementare costruito appositamente.
Gli editori hanno chiesto cosa intendessero fare e i sindacati hanno iniziato a fare assemblee ovunque spiegando che se gli Editori avevano intenzione di usare i soldi dei finanziamenti statali per fare prepensionamenti ci voleva come sempre il benestare del sindacato e il sindacato non avrebbe più concesso tale scivolo in assenza di un ammortizzatore importante come il Casella.
Allora qualche impiegato ha ribattuto che così non sarebbe più andato in pensione nessuno, ma il sindacato ha fatto notare che senza questo contrappeso politico ed economico i prossimi prepensionati sarebbero stati costretti a fare un secondo lavoro oltre alla pensione INPS, soprattutto nel futuro prossimo, vista la situazione dell’INPS anch’essa in continua sofferenza. E poi gli Editori non avrebbero mai rinunciato al vantaggio dei prepensionamenti che soprattutto negli ultimi decenni sono stati l’unica boccata d’ossigeno per bilanci in profondo rosso. Avrebbero solo dovuto ridurre di qualche punto percentuale la manna del recupero costi derivante dai prepensionamenti. Comunque un grande abbatimento di costi, ma anche un futuro dignitoso sia per gli attivi e sia per i già prepensionati.
Poi le oo.ss. hanno aggiunto che sarebbe bastato questo segnale e nemmeno un’ora di sciopero sarebbe stata necessaria: no prepensionamenti no party per gli Editori, che per accompagnare la lenta crisi del settore avrebbero dovuto mantenere in stato di decenza il fondo. Magari senza raddoppiare i contributi ma certo non azzerandoli e contribuendo attivamente a un piano di recupero che avesse come obiettivo il mantenimento delle quote attuali, già ridotte del 70%.
A quel punto non è servito neanche votare, si è alzato un applauso fragoroso dell’assemblea e il mio sogno è finito. Vasco Rossi fa ancora concerti e non ha ancora superato la seconda parte dei settanta. Non ha bisogno di pensione o di fondi previdenziali integrativi. Ma ha scritto una canzone che stamattina continuava a venirmi in mente. Si chiama Il mondo che vorrei. Potrebbe non essere perfettamente quello che vorrei ma intanto… coraggio, coraggio a tutti che a volte i sogni sono pericolosi perché poi ci tocca realizzarli!
Dario Gianuzzi

Scrivi una risposta a Riccardo De Benedetti Cancella risposta