I nostri sindacati non sono maestri di marketing. Anche se non sappiamo più qual è il loro compito il marketing non dovrebbe essere il loro lavoro. Ma dove viene chiamato in causa il mercato il marketing è, appunto, inevitabile. Sul mercato dei capitali – e i fondi pensionistici complementari al quale si vuole indirizzare le pensioni fanno parte del mercato globale dei capitali – la sicurezza dell’investimento non è un automatismo. L’hanno scritto qualche settimana fa Tito Boeri e Mario Padula in un articolo sul quotidiano “La Stampa”.
Nel prospettare il passaggio al fondo Byblos dei lavoratori ancora attivi l’uso dell’aggettivo “volontario” è – oltre che il gradino su cui è inciampato l’accordo del 2 dicembre – il segnale della presenza del marketing, vale a dire di una precisa strategia di vendita.
In altre parole il messaggio è: visto cosa succede a un fondo obbligatorio come il Casella? Non sta più in piedi! Scegliete un fondo volontario, siete liberi di farlo o non farlo, meglio di così!? Vi restituiamo la piena libertà di investire i vostri accantonamenti!! Naturalmente il non detto – untold in inglese, che significa anche incalcolabile!! – è: a vostro rischio e pericolo! È la regola d’oro dei mercati di capitale, le rendite migliori si realizzano a rischio crescente. Certo, mi si dirà, ma il settore delle complementari è vigilato, è regolamentato. Ma più è regolamentato meno rende e più crescono i costi di governance. Se è per quello anche il Casella era vigilato e da due organismi: COVIP e la Commissione bicamerale di vigilanza sugli enti pensionistici obbligatori… con i risultati che sono sotto i nostri occhi e per molti nel portafoglio.
Per questi motivi l’articolo citato di Boeri e Padula va letto, riletto e mandato a memoria, almeno in alcune delle loro osservazioni. Non voglio fare terrorismo, anche se il terrorismo è stato ampiamente diffuso e spalmato in anni e anni di propaganda sulle malefatte del Casella.
Un’ultima osservazione. Le prerogative della volontà umana sono molteplici e differenziate. Comunque le si pensino finiscono quasi sempre nell’attribuzione di un di più di responsabilità all’uomo che esercita una scelta. Nel caso in cui, però, gli effetti della mia scelta volontaria non sono interamente nella mia disponibilità – in quanto non sarò io a orientare l’investimento – ma questa facoltà verrà attribuita a un altro di cui dovrò fidarmi quasi ciecamente, così come ci siamo fidati ciecamente di chi ha gestito il Casella, non sarebbe il caso di domandarsi e domandare a chi spinge verso quella soluzione di garantire la tutela che non hanno voluto esercitare nei confronti di coloro che erano iscritti a un fondo obbligatorio come il Casella? Non lo trovate un po’ paradossale?
Fossi un attivo dei quotidiani ci penserei più e più volte. Non foss’altro per non cadere dalla padella nella brace. A Camogli ce n’è una enorme… di padella.

Scrivi una risposta a freed5071c197fd Cancella risposta