Abbiamo redatto una infografica che dovrà servire, una volta per tutte, a chiarire le idee anche ai più recalcitranti circa la reale situazione del Casella.
E soprattutto a tracciare il percorso storico del fondo, le sue ragioni e il suo ubi consistam, oltre ogni narrazione interessata.
Non ci può essere alcuna narrazione delle vicende del fondo che non abbia come scopo quello di salvare i diritti tutelati dalla Costituzione all’art. 38, comma 4: «Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria».
E al comma 4: «Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato».
Il Casella con il decreto presidenziale del 1962 – che non è mai stato revocato o messo in discussione da chicchessia – è pienamente integrato dallo Stato! La sua cancellazione da parte delle parti costituenti – così come previsto dallo scellerato accordo del 2 dicembre tra sindacati ed editori – deve essere ritirato e gli effetti prodotti da una sua eventuale applicazione devono essere risolti all’interno delle tutele previste dallo Stato che finora, a partire dall’INPGI dei giornalisti, ma i casi sono molti, è sempre intervenuto a garantire le posizioni pensonistiche dei lavoratori e non solo (Casse professionali, istituti previdenziali di innumerevoli categorie dirigenziali ecc.).
Qui potete scaricare l’infografica.
L’invito pressante è a leggerla, con calma, mandare a memoria i diversi passaggi e soffermarsi sulle considerazioni finali dove si sintetizzano, una volta per tutte, le richieste del Coordinamento.

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