La notizia c’è: “Ente pensionistico obbligatorio, autoliquidato. Primo caso in Italia e nel mondo”.
Ma questa notizia la pubblica opinione non la leggerà mai sui quotidiani italiani. Per quanti tentativi si è fatto per avere uno straccio di informazione nessun quotidiano ha avuto il coraggio di parlarne. Neppure quello a cui collaboro.
Non sono uno sprovveduto. Sono giornalista anch’io, per quanto la definizione, oggi oscillante tra qualcosa di derisorio e di grottesco, se paragonata a ciò che era quando iniziai a lavorare nei quotidiani, mi pare più un insulto che un riconoscimento.
Veniamo al sodo. La notizia non c’è perché editori e sindacati non vogliono che ci sia! È un diktat preciso. Non so dove sia stato pronunciato; in quali stanze e in quali circostanze. Ma come nei migliori, o peggiori, film sui padrini, è bastato un cenno; un sollevar di sopracciglia e i picciotti hanno risposto. Coi fatti. Vale a dire col silenzio.
Ho parlato con colleghi/e; ho chiesto incontri; ho inviato materiali in quantità. Potevano parlarne anche sentendo i loro padroni – tali sono, padroni della ferriera… di carta! – o quel baluardo di civiltà democratica che sono i sindacati, onusti di gloriose sconfitte e di pseudo-vittorie il cui conto si perde nelle nebbie insipide delle scartoffie burocratiche e dello spettacolino che mettono in scena. Non lo hanno fatto. Neppure in contraddittorio. Su carta.
E pour cause, come si fa a contraddire un dato di fatto scritto nero su bianco in un accordo firmato quando le giornate sono sempre più corte?
Della tv non vale neppure parlarne. Avrei dovuto mettermi la biacca sul volto e assumere la posa della vergine offesa e piangere… piangere e piangere ancora, solo allora il guitto che diventi verrebbe preso in considerazione e dato in pasto a quella che fu l’opinione pubblica.
Mi sono laureato nel lontano 1982 su Jürgen Habermas. Un capitolo della tesi era dedicata alla sua Storia e critica dell’opinione pubblica. Forse dovrei riscriverlo e inviarlo al vecchietto che è diventato.

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