Lo si può seguire leggendo i due articoli pubblicati il 15 e il 17 settembre del 2021 sul “Bollettino” online dell’USPI, l’Unione Stampa Periodica.
Qui il primo; e qui il secondo.
Si tratta del rifiuto del sindacato, con tanto di comunicato firmato da Giulia Guida, Roberta Muso e Paolo Gallo, al passaggio dei poligrafici e grafici nell’INPGI dei giornalisti.
Il trasferimento dell’INPGI direttamente in INPS sarebbe stato inserito in Legge di bilancio da Mario Draghi nel dicembre dello stesso anno.
Era una proposta praticabile per risolvere il problema Casella? Non è qui il caso di discutere nei dettagli, che per altro non sono mai stati comunicati ai lavoratori. Ciò che è importante è che sia stata negata in partenza la possibilità di una trattativa in tal senso.
Eppure nel settembre del 2021 il Casella era già commissariato. Tanto che nel documento approvato nell’Assemblea Generale CGIL-Slc dell’aprile scorso, si rivela «l’insostenibilità finanziaria del Fondo Casella, certificata dal provvedimento COVIP del 18 novembre 2020». Quindi già dal 2020 il sindacato sapeva che il Casella non era in condizioni di garantire le prestazioni per le quali era nato.
Ci siamo domandati: perché, allora, rifiutare senza discuterla la proposta dei giornalisti di confluire in INPGI? Ma soprattutto, perché la soluzione adottata meno di due mesi dopo che portava l’INPGI in INPS, almeno come format risolutivo di una crisi conclamata, non è stata fatta propria dal sindacato dei poligrafici per il Casella? Avevano forse già in animo di autoliquidarlo e trasferire i lavoratori attivi in Byblos? Di che natura erano gli accordi, se ce ne sono stati, con la governance di Byblos che tra l’altro vedeva la presenza proprio di Roberta Muso nel consiglio di amministrazione?
In questa storia la trasparenza è del tutto assente. I lavoratori, e dico prima ancora dei pensionati, gli stessi attivi, sono stati tenuti all’oscuro di tutto.
Di fronte a questa vera débâcle della trasparenza l’affermazione, contenuta nel documento di aprile, che «ritiene che l’accordo sottoscritto il 2 dicembre 2024 garantisce un trattamento migliorativo per gli iscritti e i pensionati» non appare solo un nonsense da dissonanza cognitiva ma indica una ben più grave e definitiva incapacità a comprender quali sono i reali interessi dei propri rappresentati.
E se così non fosse allora ci troveremmo di fronte a qualcosa di ancor più grave, di molto più grave.

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