Quanto è insano il tragitto verso la liquidazione del Casella

Credo che i signori che governano il settore dei quotidiani, lato datoriale e lato sindacale, siano del tutto fuori squadra.
Per i primi si tratta solo di diminuire i costi. Neppure di fare profitti. Per i secondi, ridottisi a semplici procacciatori di affari, si tratta di piazzare le frattaglie ancora lavoranti al miglior offerente.
Il must del momento sono i fondi complementari.
Per raggiungere questi obiettivi si sparge a piene mani zizzania tra lavoratori e pensionati.
Vediamo di restituire al mittente queste belle cose, degne del degrado morale di queste presunte rappresentanze.
Per oggi solo alcuni nomi e alcune date. Incontrovertibili.
Settembre del 2021. A solo un anno dell’inizio del commissariamento del Casella. Il sindacato dei giornalisti chiede ai sindacati poligrafici di entrare in INPGI. Rifiuto sdegnato e quasi offeso. [Qui potete leggere il testo della lettera che cito] Siete voi i responsabili della crisi dell’INPGI, che volete da noi. Noi lavoriamo in grande – dicono i firmatari. Con l’improntitudine di ricordare che il Casella è commissariato, ma solo “al momento”. Un momento che si è protratto per altri 4 anni. Firmatari della lettera: Giulia Guida, Paolo Gallo e Roberta Muso. Quest’ultima, se già non allora presente nel consiglio di amministrazione di Byblos certamente c’era alla firma dello scriteriato accordo del 2 dicembre.

In definitiva, nelle intenzioni l’unico beneficiario della cancellazione del Casella sarebbe stato Byblos.

Conflitto di interesse in purezza.

Quanto questo conflitto abbia pesato nell’ostinata convinzione che la cancellazione del Casella, e solo questa, fosse il meglio per lavoratori attivi e pensionati? Perché sono state escluse altre ipotesi? La richiesta di entrare in INPGI poteva essere quantomeno discussa e anche rifiutata. Ma la soluzione che ebbe la vicenda no! Quella andava seguita e monitorata attentamente. Se l’INPGI andava in INPS per salvare, doverosamente, le pensioni dei giornalisti, perché lo stesso non poteva avvenire per il fondo Casella? Certo l’INPGI era il primo pilastro, il Casella secondo, ma altrettanto obbligatorio, a cui nessun lavoratore poteva sottrarsi una volta assunto nel settore. Fondo gestito dalle parti costituenti in modi che, dovesse concludersi il commissariamento con una procedura di liquidazione coatta amministrativa, obbligherebbe l’autorità giudiziaria all’apertura del fascicolo penale.



Una risposta a “Quanto è insano il tragitto verso la liquidazione del Casella”

  1. I parassiti del sindacato non volevano che si scoprissero le malefatte commesse da i loro predecessori.

    Luridi, dovreste marcire in galera, anziché fare politica curate gli interessi dei lavoratori, fate valere i propri diritti ma ricordate loro di assolvere ai doveri

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