La luce che la vicenda del Casella getta sul significato reale dell’attività sindacale in Italia è cruda e lascia poco spazio alla speranza.
Il sindacato ha perso ogni contatto con il suo significato, giuridico costituzionale e sociale. La rappresentanza degli interessi legittimi del lavoro dipendente ha subito un vulnus pressoché irrimediabile.
Promuovere, indipendentemente da ogni altra soluzione, peraltro neppure presa in considerazione, la liquidazione di un pezzo della previdenza sociale – perché tale era ed è il Casella in quanto vero e proprio ente pensionistico di settore – significa venir meno alla propria funzione istituzionale.
Ancorché non perfettamente costituzionalizzata la funzione del sindacato e della libertà di associazione dei lavoratori, garantita dalla Costituzione, ha lasciato il posto alla cooptazione all’interno della rappresentanza parlamentare di ex sindacalisti che saturano e occupano qualsiasi spazio di dialogo e interlocuzione tra Parlamento e lavoratori.
In altre parole, il sindacato da libero soggetto, espressione del corpo sociale del lavoro dipendente, diventa parte della rappresentanza politica. In questo modo si cancella qualsiasi altra possibilità per il lavoro di trovare nel Parlamento un interlocutore alle proprie istanze che non sia espressione diretta della compagine burocratica che monopolizza la rappresentanza dei lavoratori.
Lo si è visto chiaramente nel corso di questi mesi della nostra attività. L’ascolto da parte del Parlamento, Senato e Camera, è stato minimo. La presa in carico delle nostre istanze, ancor più limitato. Se facciamo eccezione per alcuni parlamentari che hanno risposto alle nostre sollecitazioni con risposte all’altezza dei problemi sollevati, entrando nel merito, il silenzio è stato assordante e, mi piace immaginarlo, imbarazzato.
Due personaggi, in particolare, mi preme chiamare in causa: le senatrici Susanna Camusso e Annamaria Furlan, ex sindacaliste. Nessuna di costoro ha mostrato di gradire una qualsiasi forma di dialogo con le posizioni, pienamente legittime, del Coordinamento o quanto meno di coloro che hanno avuto modo di interpellarle al di fuori dei canali sindacali.
Cosa significa questo – lasciando perdere l’eventuale maleducazione nei confronti dei cittadini che si rivolgono a un loro eletto – se non che, insieme a un numero maggioritario di parlamentari, si ritiene che le istanze dei lavoratori siano pienamente rappresentate da un unico blocco organizzativo? E questo a prescindere dal merito di come viene esercitata questa rappresentanza che non può avere, per definizione, alcun potere di esclusione nei confronti di chi presenta nei dovuti modi e, soprattutto alla luce dei principi democratici, un argomentare nel merito della questione del tutto razionale e giustificato.

Lascia un commento