Oggi ho intrattenuto un breve dialogo con la Senatrice Elisa Pirro che ringrazio per la disponibilità che mostra al dialogo e alla condivisione del nostro problema.
Uno scambio di battute che si è concluso, da parte mia, con una “calda” perorazione, dopo che la Senatrice mi scrive: «Spero che l’audizione che attendiamo sia presto calendarizzata così avremo modo di chiarire molti aspetti».
Ho risposto, sperando di non aver tradito la mia relativa insofferenza all’allungarsi di queste ritualità sì necessarie ma sopportabili solo se alle parole seguano fatti:
«Sì, senatrice ma dopo un anno e tre mesi nel quale un gruppo di cittadini ha rivoltato come un calzino una questione a noi chiarissima, ma altrettanto alle istituzioni chiamate in causa: un ente pensionistico obbligatorio per decreto presidenziale non può autoliquidarsi e, soprattutto, il danno ai cittadini che vi hanno contribuito – senza poter esercitare alcuna vigilanza e coinvolgimento gestionale – deve essere preso in carico dallo Stato cosa c’è di più da chiarire? C’è solo da prendere delle decisioni coerenti con la Costituzione e il decreto presidenziale. O questo Parlamento si dimentica di ciò che lo fonda e che gli permette di svolgere il suo ruolo costituzionale? Non è più accettabile l’elusione della realtà e della forza rappresentata dalla lettera costituzionale e dagli atti istituzionali della Presidenza della Repubblica, per seguire le miserabili convenienze di un gruppo di interessi ben precisi, riconducibili a una burocrazia esangue, quella sindacale, che riceve ormai legittimità solo dall’alto, da una parte, e dall’altra, riconducibile a una categoria di editori che si è alimentata dei soldi dello Stato da decenni senza riuscire a evitare il tracollo della sua credibilità.
Basta Senatrice! Basta per cortesia! Glielo dica, almeno Lei alle anime morte da cui è circondata».

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