Un buon articolo che dice qualcosa e come sempre tace sul decreto presidenziale

L’articolo è pubblicato dalla testata online «MondoProfessionisti. La voce dei lavoratori della conoscenza» a firma avv. Paolo Rosa.

Lo potete leggere qui: La socializzazione delle perdite. L’emblematica storia del Fondo Casella.

Ricorrente nella pubblicistica, peraltro esigua, sulle tragicomiche avventure del Casella, è la dimenticanza del decreto presidenziale del 1962. È un modo, magari non voluto, per legittimare l’intervento della COVIP che ha catalogato, con dubbio rigore giuridico, il Casella tra i fondi “preesistenti” senza riconoscere la sua natura obbligatoria, inserita nel CCNL. Nel nostro ordinamento il CCNL ha valore di legge, quindi erga omnes.

Detto questo, l’articolo è ben documentato e riconosce come unica soluzione l’intervento statale attraverso il trasferimento in INPS delle posizioni dei lavoratori iscritti al Casella. Ma il fondo dei poligrafici non può in alcun modo definirsi “complementare”.

Ho inviato alla redazione della testata la seguente lettera di precisazione.

Buona sera Direttore,
abbiamo letto l’articolo in oggetto e La ringrazio per lo spazio che ha voluto riservare a una vicenda giustamente definita emblematica.
Ci preme solo puntualizzare un passaggio e la considerazione finale del Vostro autorevole collaboratore, che ringraziamo per l’attenta ed esaustiva sintesi del caso.
Giusto il rilievo generale sulla prassi della privatizzazione degli utili e della socializzazione delle perdite, ma, nel caso specifico, la perdita doveva forse gravare solo su chi è stato costretto a versare obbligatoriamente per tutta la vita lavorativa senza potersi sottrarre anche di fronte ad evidenti cattive gestioni? Sulle quali nulla poteva per impedirle?
Non solo, ma giustificare, come fanno sindacati e datori di lavoro l’autoliquidazione con l’affermazione che altrimenti i lavoratori salverebbero ben poco di quanto versato, significa cancellare le loro responsabilità circa la cattiva gestione. La liquidazione coatta amministrativa avrebbe in qualche modo portato alla luce, pur nella evidente decorrenza dei termini, eventuali ipotesi di reato, sempre sottese al verificarsi di uno sbilancio così importante. Uno per tutti,  l’alienazione di tutto il patrimonio immobiliare del Fondo che oggi sarebbe stato utilissimo nel passaggio a INPS. L’autoliquidazione è proprio come coloro che se la cantano e se la suonano a prescindere del pubblico.
Nel corso dei nostri incontri in Parlamento qualcuno degli illustri rappresentanti del popolo ha espresso il rammarico per la soluzione INPS, che alla fine vedrebbe Pantalone pagare per tutti. Certo, ma nel caso specifico c’è già un Pantalone e quello siamo noi che abbiamo già versato tanti e tanti soldi!! O invece del paga Pantalone dovremmo accontentarci dell’altrettanto italico “chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato”? 
Ci permettiamo di ricordare che lo sbilancio è dovuto anche alle convenienze introdotte dalla legge 416 sull’editoria che incentiva promuove continui esodi di personale a fronte di veri e propri sovvenzionamenti statali concessi ad editori non puri che ben potrebbero affrontare la crisi con proprie leve finanziarie, e per i quali Pantalone, stranamente, non viene mai chiamato in causa. 
Con l’occasione i più cordiali saluti e buon lavoro.

Riccardo De Benedetti
Per il Coordinamento nazionale lavoratori iscritti al Fondo Casella



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