Si tratta della decurtazione operata sui conti individuali nel 2022.
Breve premessa: i contributi a capitalizzazione versati sui conti individuali dal 1995 in poi dovrebbero per definizione essere investiti per procurare una rendita. Nel Casella non è mai stato così: quei fondi sono stati usati per pagare le pensioni e per il pareggio di bilancio, per cui il loro ammontare è sempre stato puramente nominale e quindi non è stato mai investito. Però, per salvare almeno le apparenze, una delibera del CdA del marzo 1996 ha stabilito di attribuire ai conti individuali un rendimento “politico” dell’1% annuo, anch’esso nominale, ridotto poi dal 2014 allo 0,4%. La rendita complessiva si concretizza poi al momento del pensionamento.
Come mai improvvisamente nell’estratto conto del 2022 risulta una decurtazione di circa il 10% (controllare per credere!), che praticamente azzera la rendita degli ultimi 15 anni? Una “trovata” del commissario straordinario dott. Ruggiero, che ha deciso di applicare su quei conti un -9,24% giustificandolo con “la difficile situazione dei mercati finanziari derivante dai rialzi inflazionistici e dagli eventi bellici in corso”. Prima obiezione: se non è stato mai investito niente, come mai improvvisamente l’andamento dei mercati incide sui rendimenti? Seconda obiezione: nella tabella Covip che riporta i rendimenti medi dei fondi negoziali nel triennio 2022-2024, su 33 fondi soltanto 14 hanno fatto registrare un risultato negativo e comunque nessuno di essi al di sotto del -2% (ad esempio Byblos, tanto per non fare nomi, solo un -0,44%). Nel quinquennio 2020-2024 soltanto 5 sono andati sotto, e il peggiore ha fatto registrare un -0,52%. Tutti gli altri hanno fatto registrare rendimenti positivi, qualcuno anche oltre il 5%. Quindi da dove viene fuori questo -9,24%? Che il provvedimento di Ruggiero sia stato arbitrario è così evidente che nell’audizione in commissione Bagnai del 24 luglio il commissario non ne ha fatto parola. Con buona pace di chi confida che i criteri con cui si appresta a liquidare il Casella siano improntati a “equità e ragionevolezza”.

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