Una storia ben poco edificante

Molti sindacalisti, e non solo loro, in questi mesi hanno raccontato quella che per loro dovrebbe rappresentare una verità sgradevole ma doverosa. Quasi etica. Dicono: il Casella è stato, in passato, molto generoso. Ha sperperato. Ha buttato via i soldi. Soldi di chi? Dei lavoratori. Dati a chi? A lavoratori che ne hanno approfittato per andare in pensione prima del dovuto.

Sgradevole vero? Ma falso. Quei soldi da una parte sono stati dati perché dall’altra se ne potessero prendere altri e di più. Così funzionava e funziona la legge 416. Chi ne prendeva di più erano gli editori.

Un meccanismo che tutti abbiamo avuto modo di sperimentare nei suoi più intimi particolari. Chi, tra i pensionati, non si è sentito descrivere, dal proprio direttore del personale per una volta affabile e comprensivo, suadente e mellifluo come si conviene, le magnifiche opportunità offerte dal prepensionamento? Fuori di qui con due belle pensioncine comme il faut a sostenere una nuova vita fatta di viaggi e vacanze; tempo libero da dedicare ai nipotini. E il sindacalista che ti lascia cadere come se nulla fosse le convenienze del caso: non ci sarà un’altra occasione vedrai questa è l’ultima. In mano ha il foglio dell’accordo con l’azienda. Unto e bisunto. Discorsi sentiti dal 1985!

Bene, molto bene. Si fa per dire. E oggi cosa centriamo più con quella scena? Ci hanno sbattuto fuori e ora, finita quella che sembra la ricreazione concessa da un re birichino, vengono a chiederci il conto!

Un obbrobrio che sfida le leggi della logica. Fanno valere la falsa inferenza che dice: dal momento che il Casella è stato generoso ieri oggi non può più esserlo e quindi togliamo al presente ciò che abbiamo dato in passato. Puro anacronismo. Follia illogica di gente da poco.

Inaccettabile il sorrisino a mezza bocca – immagino –, pieno di soddisfazioni represse, di coloro che le porcate le han fatte e programmate da lungo tempo, e ai quali non par vero dimostrare che non sono i soli ad averne la responsabilità. Che c’è sempre qualcuno da chiamare in causa per giustificarle e, vigliaccamente, per renderle accettabili e, in fondo, anche un pochino giuste. Schifosi.

P.S. Ai lavoratori che cascano nella trappola falsamente moralista di accusare altri lavoratori di aver preso più di quanto abbiano versato – cosa per altro tutta da dimostrare – chiedo coerenza. Restituite all’editore tutto quello che ritenete sia più di quanto voi stessi meritiate. Così, nel caso qualcuno alla fine della vostra carriera ve lo venisse a chiedere, possiate dire con fierezza e orgoglio: già fatto! Abbiamo già restituito tutto.



Una risposta a “Una storia ben poco edificante”

  1. Ben poco edificante e figlia di una collusione dolosa fra imprenditori e sindacati.

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