Perché nella diffida non si fa menzione del Coordinamento?
Perché il Coordinamento non ha una piena personalità giuridica; è una libera associazione promossa da un gruppo di cittadini ma senza atto costitutivo pubblico – ci sarebbe voluto un notaio.
Perché inviare una diffida individuale e non una collettiva con allegate le firme ed i documenti di tutti gli aderenti?
Le diffide vengono raccolte individualmente e inviate collettivamente dall’avv. Azzurra in diverse tranche quando vi è un numero adeguato.
Perché non avviare con l’avvocato Afyfy una class action?
La class action è un atto giudiziale, costa molto di più e non ha effetti politici immediati, oltre ad avere una tempistica incerta. La soluzione del nostro problema è politica: devono portarci in INPS con atto del governo e/o del parlamento.
Perché non portare all’attenzione generale la nostra causa e le nostre denuncie anche attraverso programmi televisivi di tipo investigativo come “Striscia le Notizia”, “Fuori dal Coro”, “Le Iene”, etc.?
Sono trasmissioni alle quali partecipare non è poi molto difficile – anche se la loro agenda è dettata da esigenze diverse di chi ha necessità di una proiezione pubblica. Il vero problema però è che servono per la denuncia e non per la soluzione del problema e noi siamo impegnati a promuovere la soluzione. Coloro che devono sapere per decidere, governo e parlamento, già sanno. Devono decidere e da una trasmissione tv non avranno certo i lumi che gli diamo noi con la nostra documentazione. Se non sono ancora intervenuti è perché il sindacato si è messo di traverso, insieme ovviamente agli editori, scegliendo convenienze che garantiscano la sopravvivenza della struttura burocratica e l’allocazione del suo personale nelle strutture finanziarie emergenti dalla crisi dello stato sociale.
È un periodo in cui il Governo spinge i giovani lavoratori all’adesione a fondi integrativi, promuovendone garanzie, efficacia, affidabilità ed altre decantate, e non sempre certificate, caratteristiche. Dall’altra ci siamo noi che, pur potendo godere di un Fondo obbligatorio per decreto presidenziale mai revocato, vede garanzie costituzionali cancellate e scavalcate dall’arroganza burocratica.
È un argomento che abbiamo già discusso con COVIP e sottosegretario Durigon. Glielo abbiamo spiattellato in buon italiano più volte: se salvate il Casella e suoi lavoratori salvate un ente pensionistico se fallisce allora fallisce un fondo complementare e voglio vedere come potrete instillare fiducia tra coloro che si iscrivono ai fondi. Dovrebbero capire che devono uscirne al meglio… per noi. Ché significa uscirne al meglio anche per loro.
Molti lavoratori sono convinti che un’azione di massa sarebbe più energica, più efficace e darebbe senz’altro frutti migliori. Come si dice? “L’unione fa la forza”.
Stiamo organizzando una manifestazione per il 2 marzo. La settimana prossima l’annunceremo. In quell’occasione sì che coinvolgeremo radio e tv, massicciamente, come speriamo in una partecipazione altrettanto massiccia dei coinvolti.

Lascia un commento