Qualche personalissima considerazione dopo la diretta di ieri con Paolo Coletti

Intanto lo ringrazio per lo spazio che mi ha e ci ha dedicato. Raro. Forse unico. Gliene sono grato.

Questa volta parlo di me. Di me in questa vicenda che tanto emotivamente mi coinvolge. Che mi obbliga a descrivere e rendere pubblica la cattiveria e la malvagità usata nei confronti di tutti noi.

Con untuosa, sussiegosa e irritante protervia è stato usato, in aula parlamentare, il termine “dolorosa vicenda”. Come se togliere soldi dalle tasche dei cittadini fosse qualcosa di necessario, di inevitabile… dati i numeri. E poi, sì, in fondo mica vi ammazziamo! Signori, – dicono – mica vi togliamo tutta la pensione, suvvia. Diventate adulti, responsabili! La vostra non è una pensione da miserabili, l’INPS continuerà a erogarla. Vi togliamo una pensione integrativa, in fondo. C’è gente che nemmeno l’avrà, forse, e se l’avrà sarà in un prossimo futuro… siete dei fortunati e baciateci i gomiti.

E qui, in questo ammiccamento, in questa strizzatina d’occhi, in questo obliquo, moralmente infame, piegare la testolina e accennare al sorriso si cela intera la vera natura del ceto burocratico che ha preso il potere – sì, di questo si tratta, di potere, di un bieco e volgare esercizio di potere – della rappresentanza sindacale. Totalmente sganciato dalla realtà del lavoro dipendente. Somministratori di illusioni ideologiche futuribili, nei casi meno infelici, ma realizzatori di accomodamenti fin troppo realistici, costoro si permettono di parlare a nome della necessità dei numeri. Come fossero in possesso dei più potenti modelli predittivi della scienza previdenziale… se mai ce ne fosse una. Fanno della contabilità. Diventano più micragnosi degli editori, che poi tali non sono, ma solo potenti dalle ampie disponibilità finanziarie che usano l’ormai carta pesta di cui son fatti i quotidiani come “chiacchiera e distintivo” per intimidire i loro competitor.

Ma perché mi attardo su questa triste fisiognomica del sindacalista del primo quarto del secolo? Perché nelle loro parole, nelle loro scelte, non c’è più nulla di ciò per la realizzazione del quale sono nati e sono stati costituzionalizzati e istituzionalizzati. Non ci sono “ragioni” storiche, neppure ideologiche, a dire il vero, per fare quello che fanno – almeno nel nostro caso –, ma solo l’inesorabile vuoto che attanaglia chi non sa, e mai saprà, il perché e il per come di quella porzione di realtà, il lavoro umano, di cui si sono autoproclamati indebiti rappresentanti.

Lo so il mio è puro distillato, livido, risentito antisindacalismo. E non è certo quello dell’amante tradito. Non ho mai fatto sindacato dopo il 1985. Mi sono difeso da solo, al massimo con i miei compagni di ufficio. Risentimento moltiplicato dall’arroganza con la quale nessuno di questi personaggi, di queste strutture ricche di segretari, provinciali, rs e qualcosa, purchessia, ha mai contestato qualcosa dei miei argomenti, delle mie invettive per dirmi chiaro e tondo: De Benedetti lei si sbaglia; lei è in errore. Mai una parola. Costoro lasciano parlare gli altri, ma non perché sono tolleranti e democratici, ma per il motivo opposto: tanto fanno quello che vogliono. Prendono la parola dopo, a cose fatte e concordate con gli editori con cui hanno una partnership di lunga data, con scambi di cortesie tanto false quanto convenienti ad entrambi.

Nulla hanno fatto per evitare il danno, nulla fanno per porvi rimedio. Non è nei compiti che si sono dati.

Così, nel nostro caso, questi poveri diavoli, hanno pensato bene di agire come se fossero più realisti del re, più ossequiosi delle regole bilancistiche che pur la loro gestione del Casella ha trasgredito e distrutto per decenni. Non i lavoratori poligrafici, loro! Alle spalle gli editori hanno lasciato e lasciano fare… dar la corda all’impiccato, così, senza far uso del boia… tanto si impiccano da soli… che spettacolo! Che sghignazzo!

Se avessero una dignità dovrebbero togliersi dai piedi e smettere di molestare il prossimo. Lasciare ad altri il compito di ricominciare da zero una nobile e necessaria azione di tutela e rappresentanza degli interessi di chi lavora.

E nel dire questo, cerco di attenuare l’eccesso di nausea che provo quando accosto i termini “azione”, “tutela”, “rappresentanza”, “interessi di chi lavora” a questi figuri.

Il live di ieri con Paolo Coletti



2 risposte a “Qualche personalissima considerazione dopo la diretta di ieri con Paolo Coletti”

  1. Avatar Edgardo Bertulli
    Edgardo Bertulli

    Caro De Benedetti, anzitutto grazie per ciò che stai facendo a nome della nostra categoria. Sono un ex sindacalista che dopo la vicenda ingloriosa del nostro fondo non ha più rinnovato la tessera. Il fatto che il Casella fosse gestito anche dai sindacati lo consideravo una garanzia di sicurezza, soprattutto mi aspettavo che si provvedesse per invertire la rotta. Mi sbagliavo in tutti e due i casi. È con grande amarezza che lo dico, ricordando con sbalordimento quanto ebbe a dire a Report il rappresentante della CGIL nel Casella alcuni anni fa: secondo lui c’era stato un eccesso di fiducia da parte di noi poligrafici nella rappresentanza sindacale!!! Un’ammissione di colpa stupefacente, che dimostra la consapevolezza con cui il sindacato aveva operato nel Fondo. Mi auguro di poterne venire fuori onorevolmente prima di defungere…. Buon lavoro e grazie ancora

    "Mi piace"

    1. Avatar Riccardo De Benedetti
      Riccardo De Benedetti

      Grazie a te Edgardo per la tua presenza nel coordinamento. Dobbiamo farcela e ce la faremo.
      Un caro saluto. RDB

      "Mi piace"

Scrivi una risposta a Edgardo Bertulli Cancella risposta