A denti stretti, poco più che un sospiro, trapela, per vie laterali e riservate, lo stato d’animo di dirigenti sindacali. Dicono siano molto arrabbiati per la piega degli avvenimenti.
Non c’è molto da aggiungere alle parole di Dante: “chi è causa del suo mal pianga sè stesso”.
Ma non sarà così, purtroppo. Il sindacato ha un ruolo istituzionale che non gli permetterà di sganciarsi dalla situazione in cui si è cacciato non prima di aver procurato qualche maligno colpo di coda.
Se fosse un ente pensante riconoscerebbe l’impossibilità di procedere all’applicazione dell’accordo del 2 dicembre 2024. Non lo farà.
Ha ceduto al ricatto degli editori: con il Casella niente contratto; senza il Casella contratto. Sulla moralità del cedere a ricatti conclamati ne ho accennato nel post di ieri.
Forte di questo cedimento il sindacato continuerà a voler dire la sua sull’argomento utilizzando la legittimazione istituzionale. Dall’alto.
L’articolo 39 della Costituzione riconosce personalità giuridica alle organizzazioni sindacali una volta registrate. A condizione però che «gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica». Il termine sancire nel suo significato esteso vuol dire «dare carattere stabile» al patto associativo. In altre parole, ogni sua scelta e atto devono essere democraticamente legittimati. Non basta aver scritto negli atti istitutivi l’adesione ai principi democratici, occorre poi applicarli sostanzialmente. E questo, nel caso specifico, non è stato fatto.
La soluzione al nodo Casella che hanno sottoscritto con gli editori non è mai stata resa ufficialmente pubblica. Non se n’è mai data conoscenza ai diretti interessati; non è mai stata sottoposta alla loro approvazione, fossero lavoratori attivi o pensionati.
Hanno tenuto nascosto l’accordo; hanno addirittura stilato il 6 dicembre del 2024 un comunicato nel quale si diceva di non diffonderlo! Anzi di diffonderlo dopo l’approvazione della COVIP, vale a dire a cose fatte!! Quando avrebbero avuto buon gioco ad affermare che l’accordo era legittimato da un ente di vigilanza dello Stato e che nel caso i lavoratori nulla avrebbero potuto modificare e che loro nulla potevano contro l’autorità di vigilanza!
Basterebbe questa ammissione, frutto della sicurezza arrogante con cui il sindacato tratta i lavoratori, per revocare la registrazione costituzionale che li rende soggetti con personalità giuridica.
Non solo, ma hanno occultato sapientemente il decreto presidenziale del 1962, quello sì mai revocato. Hanno fatto passare anche in Parlamento l’idea che il Casella fosse un fondo complementare volontario!!! Sono riusciti a indurre in errore i magistrati che hanno scritto in sentenza che la scelta di decurtare la pensione era coerente agli obiettivi di gestione di un fondo “complementare” quando complementare non era!
Mi sono sentito dire da un sindacalista, per fortuna fuori corso ma rimasto per troppo tempo a far danni anche nel consiglio di amministrazione del Casella: “le sentenze della magistratura si rispettano non si commentano”… aveva la boccuccia a culo di gallina quando lo affermava con la compita educata maldicenza dell’ignoranza!!!
Bene, questa gente vorrà ancora dire la sua sullo scempio che ha creato.
Ci attrezzeremo anche per questo.

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