Chi sono i funzionari che il 13 agosto sono stati convocati in presenza a decidere dell’autoliquidazione del Casella? Un episodio: durante il convegno ai Giureconsulti a Milano il 25 maggio scorso, organizzato da “Affari&Finanze” del quotidiano “la Repubblica”, lo stesso presidente dell’INPS, intervenuto all’iniziativa, precisò che il sistema pensionistico è un sistema di solidarietà tra generazioni. Rivendicava la vera natura della previdenza sociale. Di fronte la signora Lucia Anselmi, direttrice generale della COVIP, autrice di un intervento spot a favore delle complementari, che sono null’altro che un prodotto finanziario come tanti altri. Parlava come direttrice di un ente di Stato di vigilanza!!! Nessun elemento di criticità nelle sue parole. Tutto va bene madama la marchesa! Intenta ad anticipare ciò che COVIP doveva e poteva rendere pubblico qualche giorno dopo, con l’unico scopo di spingere ad incrementare il settore come qualsiasi venditore di assicurazioni porta a porta.
Questo per caratterizzare un tipo di funzionariato che al compito di vigilanza sostituisce quello di facilitatore di business. Èd è così che si spiegano le contraddizioni della signora Francesca Balzani. Davanti alla Commissione Bagnai esplicita con voce stentorea e algida l’impossibilità di autorizzare da parte di COVIP l’applicazione dell’accordo. Dietro le quinte ha un mandato diverso. Lo stesso di un commissario che, per sua stessa dichiarazione, agli atti della commissione parlamentare, afferma di costare 300mila € all’anno alle casse del Casella commissariato per un totale, a oggi, di ben un milione e ottocentomila incassati dal 2021. Il mandato delle parti si sostituisce a quello del Parlamento che ha istituito COVIP. Ente che avrebbe dovuto vigilare attentamente su un settore che ormai raccoglie centinaia di miliardi di euro di soldi di lavoratori ignari. In realtà fa da notaio al progressivo venir meno della previdenza sociale. Ne è l’esecutore testamentario. Senza neppure riconoscere la legittima a chi non può far altro che assistere al funerale del cadavere di quello che fu un fondo con ben altre funzioni e ben altre aspettative. Figlio di una concezione del lavoro e delle professioni operaie, e non solo, ormai tramontata.
S’avanza uno strano soldato, in una guerra ibrida i cui morti sono sacrificati alla logica della superiore potenza finanziaria e non all’equità sociale. Imbraccia norme, codicilli, cavilli procedurali che affondano nella sabbia melmosa della complessità ingovernabile della finanza. Fa strage di diritti acquisiti con il linguaggio della tenerezza “migliorativa”… per loro insindacabile decreto. Saltano i giunti logico-deduttivi di quella struttura a ranghi diversi che alimenta il nostro sistema giuridico. Se ne ignora volutamente il significato e non li si prende in considerazione. Un accordo tra le parti istitutive – lo sono solo in virtù di una continuità di sigle sindacali deteriorata da decenni di ricatti e coinvolgimenti reciproci, di scambi di favori a vantaggio dell’uno o dell’altro – revoca arbitrariamente il dpr del 1962. Benvenuti nel nuovo mondo. Noi del Casella ci siamo dentro da molti anni. Ne abbiamo piena contezza da quasi due. Aspettiamo il resto di noi ancora attardato a non si capisce cosa.

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