Pochi maledetti e subito!

Quante volte me lo sono sentito ripetere da molti lavoratori che aggiungevano: “sarà poco quel 19% ma è pur qualcosa”.

Oddio! – ho pensato – vuoi vedere che i lavoratori ragionano meglio degli istituti di credito? Riandando alla vicenda dei crediti inesigibili nel breve medio periodo – per esempio quelli dei fallimenti immobiliari che hanno procedure di liquidazione di durata media circa 11 anni – avevo notato che nessuno degli istituti di credito coinvolti in quelle vicende aveva mai rinunciato all’iscrizione al passivo del fallimento. Eppure i lavoratori, con l’accettazione di quel 19% concesso per gentilezza sublime di chi ha gestito male il loro fondo, sembra proprio che questo facciano. Dateci una manciata di tabacco, il resto mancia agli orfanelli.
No, non va così. Prima di tutto perché al passivo del fallimento ci si iscrive dimostrando ciò che si è anticipato come mutuo o come rata in corso di costruzione – per noi sono tutti i soldi versati e passati dalla nostra busta paga; poi perché il passivo lo determina il giudice nominando un curatore che conta fino all’ultimo centesimo valori e asset del fallito ma, al contrario e purtroppo qui, nel mondo capovolto del Casella, sono i falliti a determinare quanto avanza. Di più, dicono a un commissario, nominato da loro, in un accordo mai reso pubblico e mai approvato da nessun altro che sé stessi, quanto dividere in base a criteri pure questi determinati da loro.
Sono elementi più che sufficienti per affermare che l’autoliquidazione presenta estesi profili di illegittimità. Tanto che a COVIP li hanno mascherati cercando di farla passare come una rideterminazione delle prestazioni. Furbata da perecottari, perché se decidi di liquidare il fondo non ridetermini un bel nulla! Chiudi e tutti quanti a pescar rane (con qualche eccezione, vedi il commissario Ruggiero che si è già portato a casa un rospo di ben one million e 800mila sesterzi!).
In ogni caso, ed è ciò che mi preme dire in questo post, prima dei soldi vengono comunque i diritti perché anche lo stipendio viene pagato in base ai diritti che il lavoratore ha visto riconosciuti attraverso la contrattazione. Quindi, quando qualcuno si lascia prendere dall’entusiasmo della frase – che non ha mai arricchito nessuno – “pochi maledetti e subito” fa un errore concettuale. Perché il problema non sono i pochi o i tanti, il problema sono i diritti che stanno a monte di quel poco o di quel tanto che ti viene riconosciuto e su lì che viene fatta la lotta e la battaglia per determinare se sono pochi o tanti o, ancor meglio, giusti! Ma cosa credono questi lavoratori che il loro stipendio non sia il frutto di una contrattazione? Di un tira e molla in cui uno dei due cede alla fine sotto la pressione della forza dell’altro? Lo stipendio, come il prelievo forzoso in busta paga dei contributi pensionistici, fa proprio parte di quella autonomia delle parti sociali che la signora Francesca Balzani tanto richiama – e altrettanto si dimentica. Solo che nel caso del fondo Casella l’autonomia è falsa perché a deciderla non sono due controparti, l’un l’altra armata delle migliori/peggiori intenzioni, ma due cogestori dello stesso fallimento! Della stessa insipienza gestionale; degli stessi ricatti reciproci; della stessa trascuratezza sistematica nei confronti dei diritti di chi lavora. O ha lavorato.
Tutti maledetti e subito. Non pochi.
P.S. Non ho ancora visto nessun editore fare la fila al pane quotidiano. Anche quello, infatti, viene distribuito la mattina come i quotidiani in edicola. Mi dicono sempre meno. Ah… dimenticavo… è vero.



Una risposta a “Pochi maledetti e subito!”

  1. Avatar Duilio Azzellino
    Duilio Azzellino

    Bravo Riccardo, non sbagli un colpo. Fai bene a continuare, una “predica” al giorno!

    Questi si devono sentire braccati, non solo da te, ma da tutto il tuo esercito di colleghi poligrafici che ti segue, senza armi, ma con la forza della ragione. Avanti tutta.

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