Gennaio del 2025. Incontro un senatore. Siamo agli esordi della farsa autoliquidatoria. Esposta per sommi capi la storia, l’esponente politico, nonché nostro rappresentante legittimo, sintetizza la soluzione: passaggio in INPS degli aventi diritto perché hanno versato soldi obbligatoriamente.
Ma con una chiosa: come al solito paga Pantalone!
E no, caro senatore, Pantalone, se questa figura della commedia dell’arte è adeguata, ha già pagato. E sono i poligrafici. E i soldi li hanno dati a due “personaggi” rivelatisi valenti esponenti della commedia dell’arte – sindacati ed editori – perché il Pantalone supremo, lo Stato italiano, nella figura del suo Capo, li aveva benedetti e di loro si era fidato, a tal punto da autorizzarli a prelevare parte dello stipendio in contributi al Casella. Tanto che quei soldi vengono considerati e sono un vero e proprio salario differito, o se vogliamo “risparmio forzoso”.
L’avido e tirchio personaggio di origine veneziana mal si dovrebbe attagliare allo Stato italiano. È una figura viziosa, sempre accompagnato dal Zanni, suo viscido servo. Tale da trasformare l’improvvida considerazione del senatore, tardiva reincarnazione del Sior Todero brontolon, buon padre di famiglia – ricordo che la figura del “buon padre di famiglia” ricorre in alcune norme di “corretta gestione” del nostro Codice – nella rassegnata convinzione che è lo Stato a dover intervenire.
E anche noi chiediamo che lo Stato intervenga ma non per dare soldi all’autoliquidazione e quindi agli stessi responsabili del disastro, come ancora troppi chiedono con protervia, ma per ripristinare integralmente il diritto dei cittadini al proprio salario differito.


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