… sui parlamentari che rispondono e quelli che tacciono. Non so chi preferire, onestamente. Chi invia, a mezzo risponditore automatico, una frasetta di circostanza promettendo di interessarsi, senza dire come e su cosa in concreto, è persona gentile e attenta al proprio potenziale elettore. Va bene, gliene diamo atto, ma nulla cambia se non fa sentire la propria voce a chi decide e spingerlo alla decisione. Chi tace, al contrario, potrebbe manifestare un’indifferenza pervicace ai problemi che presentano i cittadini, così come pure la preferenza per una fattiva azione senza ciance aggiuntive.
Mi chiederete, allora perché abbiamo fatto questa azione se non riusciamo a coglierne gli effetti concreti? Il vero riscontro lo avremo con la pressione che i cosiddetti peones, quelli che sembrano lontani dai giochi politici tv o dalla discussione pubblica – sono la maggioranza assoluta degli eletti – sapranno o vorranno fare su chi, pochi, possiede le chiavi della decisione. Quindi, proseguiamo con l’invio delle mail, cadenzato, diluito come si vuole ma costante nel tempo.
Hanno solo un modo di toglierci dalle palle: risolvere il problema con il passaggio in INPS e renderci giustizia.
Le parti politiche, invece di scornarsi come cervi in calore, dove perdono tutti in termini di credibilità e reputazione, scegliendo per la giustizia e la garanzia costituzionale dei nostri soldi, vincerebbero, almeno in una platea di potenziali 40mila elettori, a mani basse.
Naturalmente non mette conto parlare dei responsabili del disastro. La punizione migliore per costoro, sindacati ed editori, è solo il disprezzo più assordante, quello che si manifesta con il silenzio della nostra dignità.

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