Il significato di un’interrogazione

Diffuso soltanto l’altro ieri ma depositato il 28 ottobre – un giorno prima del comunicato sindacale e della nota commissariale di avvio della procedura di liquidazione volontaria che vantava l’autorizzazione della Covip, il giorno dopo subito smentita dall’Autorità di vigilanza – questo atto di sindacato ispettivo sottoscritto praticamente da tutto il gruppo parlamentare di Futuro Nazionale è di profondità dirompente. Non tanto per gli effetti che produrrà quanto per gli elementi concreti che sottopone, dopo tante reticenze e cautele del resto del Parlamento, al Governo.

Per la prima volta un gruppo di parlamentari della Repubblica chiede conto di precise responsabilità amministrative del Commissario Ruggiero e della mancata tutela patrimoniale delle quote a capitalizzazione degli iscritti poligrafici. Non si limitano, come hanno fatto altre interrogazioni ad alludere. È chiamato direttamente in causa quello stesso Commissario che sarebbe stato nominato dalle parti istitutive, nell’accordo principe del 2 dicembre 2024, quale liquidatore del Fondo in una commistione contraria a ogni buon senso procedurale.

Quello stesso Commissario che ha amministrato per sei lunghi anni, gravando sulla cassa del Fondo per un milione e ottocentomila €, e quindi dei lavoratori poligrafici, nell’oscurità operativa più totale. E che adesso è chiamato a rispondere al Parlamento e alla magistratura penale della Procura di Roma.
La liquidazione volontaria (la volontarietà di chi, degli iscritti?, altro trucco manipolativo di questa agenzia di comunicazioni della FIEG che è il sindacato!) che si pretende di attuare è priva di fondamento giuridico relativamente alla procedura e alle delibere sottoscritte; è priva di autorizzazioni istituzionali; è priva del consenso politico, parlamentare e governativo che invece si è espresso sul tema suggerendo che “la vicenda non può essere affrontata con un approccio meramente liquidatorio o contabile. Al contrario, essa richiede equilibrio, prudenza istituzionale e attenzione concreta alle aspettative previdenziali maturate nel tempo da lavoratori e pensionati” e indicando “la possibilità di valutare anche eventuali interventi di carattere normativo che possano accompagnare il percorso di tutela delle platee interessate”.
Alla luce di tutto ciò la fretta che guida le scelte dei sindacati di categoria e del Commissario straordinario, ha una sola spiegazione: la volontà proterva di vendicarsi direttamente di chi sta impedendo il realizzarsi di una porcheria sindacale unica nel panorama europeo e prima in quello italiano. Non credo ci siano mai stati sindacati che abbiano firmato la cancellazione di un fondo obbligatorio. Non a caso i manipolatori della verità si sono messi a sbianchettare il lessico nelle loro comunicazioni alle istituzioni parlamentari: parti istitutive e non FIEG e sindacati! Come se le prime discendessero da una storia diversa e non intrecciata al meglio e al peggio di questa categoria di lavoratori, da loro stessi rappresentata.

Il sindacato non ha mai informato dettagliatamente dell’accordo, ne ha sempre parlato ai lavoratori come si parla a degli sciocchi e solo con la diffusione del comunicato ha reso disponibile sulla pagina del Casella, la trafila di accordi presi e firmati sottobanco. Mai li ha sottoposti al voto! Sapevano che se avessero fatto votare gli attivi avrebbero dovuto far votare anche i pensionati la cui cancellazione della pensione non credo avrebbe trovato gradimento. Trucchi che nemmeno le assemblee studentesche “democratiche” come la Cambogia avrebbero tollerato.

Il tentativo di applicare l’accordo – perché di questo si tratta – avviene nelle stesse ore in cui la Commissione bicamerale di controllo si riuniva per eleggere il nuovo Presidente Gianpiero Zinzi dopo pressanti sollecitazioni ai due rami del Parlamento (Pres. Fontana e Pres. La Russa) esercitata dai senatori Camusso (Pd), Pirro (M5s), Magni (AVS) e Furlan (IV) al fine di ridare operatività all’organo di controllo e terminare gli approfondimenti sul Fondo Casella.
È evidente che ci sia un profondo scollamento delle azioni dei sindacati di categoria e del Commissario dal quadro politico e dalle indicazioni delle istituzioni. Leggendo l’interrogazione a risposta scritta di FN, che si aggiunge ai molteplici atti parlamentari e alle audizioni di valutazione, ognuno può farsi una chiara idea di cosa si tenda a nascondere e a cancellare: i nostri diritti, dando ad intendere che non si poteva fare diversamente.

Un’ultima osservazione. I sindacati avevano affermato di attendersi un intervento del Governo sulla vicenda senza però mai precisare quale. Hanno millantato di averlo fatto in passato. Ma in passato risulta agli atti pubblici soltanto l’improvvido rifiuto di entrare in INPG e la rivendicazione della gestione del Casella, come se fosse roba loro. E di fatto era roba loro, data in comodato d’uso dai sornioni volponi della FIEG che sapevano di dargli la corda con cui si sarebbero impiccati da soli.

[Qui potete leggere i comunicati firmati delle stesse persone (Muso, Guida e Gallo) che firmeranno qualche anno dopo l’accordo del 2 dicembre del 2024]



Rispondi